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Emmanuel Macron e l'ex premier Manuel Valls

KEYSTONE/EPA REUTERS POOL/PHILIPPE WOJAZER / POOL

(sda-ats)

Sinistra sull'orlo dell'implosione a meno di trenta giorni dal voto per l'Eliseo.

Dopo il ministro della Difesa, Jean-Yves Le Drian anche l'ex premier, Manuel Valls, ha scaricato il candidato socialista alle presidenziali, Benoit Hamon, che è in caduta libera nei sondaggi, schierandosi apertamente con il centrista di En Marche, Emmanuel Macron.

Nella gauche spaccata come una mela comincia la resa dei conti. "Chi sta con Macron non è più nel Ps", avverte Jean-Christophe Cambadelis, il segretario del partito, in una sorta di "scomunica" dei traditori. Da parte sua, Hamon, il diretto interessato, che a gennaio vinse le primarie della gauche proprio contro Valls, lancia una durissima bordata contro quello che considera "un duro colpo, un'umiliazione per la democrazia".

Come tutti i candidati alle primarie, anche Valls firmò un documento in cui si impegnava ufficialmente a schierarsi con il vincitore. E invece niente, non ce l'ha fatta: davanti al rischio di Marine Le Pen, meglio sostenere Macron.

Una posizione già trapelata ieri sera e ufficializzata questa mattina in diretta su Bfm-Tv. "Non è un'adesione, ma una presa di posizione responsabile", ha detto. "Temo un'astensione forte, mi stupisce che non si parli di più del rischio Front National. Non rischierò niente per la Repubblica, per la Francia".

"La parola data al popolo andrebbe scrupolosamente rispettata", ha invece ribattuto Hamon, tuonando contro la sinistra riformista della "riforma del lavoro". E lanciando un appello all'unione di tutte le "forze della gauche", tra cui, il candidato della sinistra radicale Jean-Luc Mélenchon (La France insoumise) ha cui ha chiesto di rinunciare e di schierarsi al suo fianco.

Proposta alquanto improbabile, visti anche gli ultimi sondaggi. Secondo uno studio realizzato dall'istituto Elabe per Bfm-Tv, Mélenchon ha preso la volata per il primo turno del 23 aprile, al 15% delle intenzioni di voto, contro il magro 10% di Hamon. Quanto ai favoriti per il ballottaggio del 7 maggio, continua il testa a testa tra Macron (25,5%) e Le Pen (24%). Politologi e commentatori in tv si chiedono se la giornata di oggi non sancisca la fine del Partito socialista.

E contro Valls volano accuse di ogni tipo. "Uomo senza onore", tuona Arnaud Montebourg, l'ex ministro del rilancio produttivo col pallino de Made in France, candidato anch'egli alle primarie di gennaio. Furiosi esponenti storici, come la madre delle 35 ore e sindaco di Lille, Martine Aubry. In casa socialista, il primo a reagire, questa mattina, è stato il deputato di Marsiglia, Patrick Mennucci. Valls, "ci fai vergognare", ha scritto su Twitter. La collega, Karine Berger, ha denunciato un comportamento "miserabile".

Per il compagno di partito Yann Galut, "Valls è il becchino della sinistra". Sebastian Denaja ironizza così: l'ex premier? "Osserva le regole dell'onore come si osservano le stelle, da lontano...". Da Bruxelles, arriva il cinguettio di Pierre Moscovici. Una dichiarazione criptica, in cui il commissario Ue cita il padre storico dei socialisti Léon Blum: "I veleni sono spesso dei rimedi, ma certi veleni son solo veleni". Un modo, secondo Le Parisien, di bocciare la scelta di Valls.

Per Fillon, il candidato della destra travolto dal PenelopeGate (al 18% secondo l'ultimo sondaggio Elabe), non ci sono dubbi: questa operazione conferma che Macron è l'erede di Hollande all'Eliseo. E però "c'è bisogno d'alternanza", conclude l'ex uomo forte dei Républicains, indagato insieme alla moglie Penelope per i presunti impieghi fittizi in parlamento.

Da parte sua, Marine Le Pen, denuncia una vasta opera di riciclaggio da parte di chi si accinge a lasciare il sistema. E proprio oggi il quotidiano Le Monde ha rivelato una serie di documenti inviati alla candidata anti-euro dal tesoriere del partito, Wallerand de Saint Just, che dimostrano ulteriormente come "fosse al corrente della presunta frode nell'assunzione degli assistenti parlamentari" al Parlamento europeo.

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SDA-ATS