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L'interrogatorio di Claude D., il presunto assassino di Marie, strangolata nella regione di Payerne (VD) a maggio 2013, è ripreso a Renens (VD). Il 39enne ha contestato qualsiasi relazione amorosa con la ragazza, di cui ha tentato di infangare la memoria.

"Questo è il vostro processo, non quello di Marie", gli ha ricordato più volte il presidente del Tribunale.

Come ieri, al primo giorno del dibattimento, l'imputato ha tentato sistematicamente di dimostrare che la 19enne "si prostituiva", che "frequentava diversi uomini". La ragazza avrebbe accettato d'imbastire una relazione durevole con lui, "perché sapeva che la mia famiglia è abbiente. Aveva visto che avevo sempre con me diverse migliaia di franchi", ha raccontato.

L'uomo ha più volte rifiutato di fornire i motivi per cui, dopo averla rapita e immobilizzata per ore nella sua vettura, ha ucciso la ragazza. "Deciderò io il momento in cui sarò disposto a rispondere", ha ribattuto l'imputato alla domanda postagli dall'avvocato dei parenti della vittima.

Il friburghese ha invece fornito ampi dettagli sul giorno del dramma. Sorpreso da una donna mentre litigava con Marie nelle vicinanze del golf di Payerne dove la ragazza seguiva un apprendistato, avrebbe costretto la vittima a salire nella sua automobile "per paura di dover tornare in prigione". Costretto agli arresti domiciliari per aver ucciso nel 1998 una precedente amica, l'uomo ha indicato di essersi sbarazzato "facilmente" del braccialetto che portava.

L'imputato ha anche precisato di aver voluto togliersi la vita dopo aver strangolato Marie, ma di "esserne stato impedito a causa di un elicottero" che sorvolava la zona nell'ambito delle ricerche volte a rintracciare la 19enne. Aveva poi tentato di sottrarsi alla polizia guidando a velocità sostenuta, prima di perdere il controllo della vettura e di essere arrestato.

L'imputato ha quindi voluto far domande di persona all'ispettore che lo ha sottoposto ai primi interrogatori. L'agente ha rilevato di essere stato particolarmente colpito in quelle occasioni dalla "totale mancanza di emozione, dalla freddezza estrema e dall'assenza di rimorsi nei riguardi della vittima o della sua famiglia" dimostrati dall'indiziato.

Rispondendo alle domande dei suoi legali, l'uomo si è descritto come "particolarmente meticoloso, maniaco, ordinato, perfezionista, con il bisogno di controllare". Il giorno dopo aver incontrato Marie aveva d'altronde assunto un detective privato, "allo scopo di verificare se le sue dichiarazioni erano vere", ha indicato ieri.

Claude D. ha poi dichiarato di essere disposto a "dare la propria vita" per quella dell'ex amica, uccisa a colpi di pistola nel 1998 dopo che lei aveva deciso di rompere la relazione. Ha inoltre ammesso di sopportare difficilmente le separazione e la solitudine. Ha anche dichiarato di voler sottoporsi a terapie volte a risolvere i propri problemi relazionali, "ma in prigione le cure non sono adeguate", ha precisato.

Il 39enne ha indicato di aver intrattenuto un rapporto simbiotico con la madre. Emozionato, ha precisato che i genitori "da tre anni non mi hanno più visitato in prigione. Per loro è stato tremendo. Lo è stato anche per i famigliari di Marie. Penso a lei tutti i giorni".

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SDA-ATS