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Il Gran consiglio vodese ha accettato all'unanimità oggi di entrare in materia sul dispositivo volto a rimediare alle disfunzioni costatate in occasione della morte, nel maggio 2013, della 19enne Marie a Payerne (VD), uccisa da un detenuto agli arresti domiciliari, già condannato in precedenza per assassinio. Il dibattito odierno si è concentrato sul rispetto del segreto medico.

Il testo propone di enumerare nella legge, e non soltanto nell'ordinanza di applicazione, le situazioni in cui un medico sarà costretto a comunicare le proprie informazioni alle autorità penitenziarie: in presenza di minacce, aggressione imminente o futura, nonché di un preparativo di evasione.

"Vaud non sopprime il segreto medico, ma instaura uno scambio di informazioni in seno al sistema penitenziario. Incita tutte le persone a lavorare in rete, nel quadro ben definito dello stato di necessità. Il nostro obiettivo è di garantire la sicurezza della popolazione", ha indicato ai deputati la consigliera di Stato Béatrice Métraux.

Il dispositivo sottoposto al parlamento comprende inoltre regole di procedura riguardanti le possibilità di ricorso e gli effetti sospensivi. È fra l'altro previsto di sostituire il ricorso al giudice di applicazione delle pene con un ricorso al Tribunale cantonale, un'autorità collegiale.

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SDA-ATS