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Plebiscito sulla riforma dell'imposizione delle imprese (RIE III) in votazione oggi nel canton Vaud: l'87,12% dei votanti ha accolto il progetto, difeso da governo, Gran consiglio, e un'alleanza politica che ha coinvolto partiti della destra e della sinistra.

La riforma era invece contestata dall'estrema sinistra e dal Sindacato dei servizi pubblici (SSP), autori di un referendum. La partecipazione è stata del 35,31%.

Il progetto prevede la fine dei regimi fiscali destinati alle multinazionali e un tasso fiscale unico del 13,79% per tutte le aziende. Conforme ai nuovi standard internazionali che la Svizzera dovrà applicare, esso sostituirà dal 2019 l'attuale tasso del 21,65%, a cui sono sottoposti gli utili delle imprese che non beneficiano di uno statuto speciale.

Il governo vodese - in particolare i "ministri" Pierre-Yves Maillard (PS) e Pascal Broulis (PLR) - ha così voluto anticipare un cambiamento che coinvolgerà l'intera Svizzera.

Le prime beneficiarie della riforma dovrebbero essere le società ordinarie, costituite in maggioranza da PMI (circa 28'000), le cui imposte diminuiranno di una somma stimata a 442 milioni di franchi all'anno. Le multinazionali (poco più di 200) dovranno dal canto loro sborsare circa 50 milioni in più.

Nel 2019, con l'applicazione del nuovo tasso, gli introiti fiscali del cantone dovrebbero diminuire di circa 390 milioni rispetto al 2016. L'intera operazione è ritenuta "finanziariamente sopportabile" dalle autorità cantonali.

La riforma fiscale è accompagnata da misure sociali, il cui obiettivo è di sostenere il potere d'acquisto delle economie domestiche e delle famiglie. Al loro finanziamento parteciperanno le imprese: aumento degli assegni familiari e di formazione, un maggiore sostegno per la custodia diurna dei bambini e per il pagamento dell'assicurazione malattia. Sono pure previsti una maggiore deduzione fiscale per i pensionati proprietari della loro abitazione, nonché misure specifiche destinate ai lavoratori dell'edilizia.

La spesa globale rappresentata da queste misure è stimata dal governo vodese a 150 milioni di franchi, di cui i due terzi saranno assunti dalle imprese. Per i comuni, essa rappresenterebbe quasi 65 milioni di franchi. Per attenuare gli effetti sulle finanze delle collettività locali è prevista una riforma della perequazione intercomunale.

Gli oppositori alla riforma annunciano che si impegneranno ora a livello federale. Sul piano vodese, si profileranno quali "guardiani del servizio pubblico, affinché gli impegni presi siano rispettati", ha fatto sapere Julien Eggenberger, deputato socialista e presidente del SSP-Vaud. Per il deputato di Solidarités Jean-Michel Dolivo, "i miliardi che verranno a mancare si ripercuoteranno a tutti i livelli".

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SDA-ATS