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Durante le proteste del 20 aprile a Caracas.

Keystone/EPA/MIGUEL GUTIERREZ

(sda-ats)

Dalla protesta antigovernativa ai saccheggi: il clima di caos e violenza che in Venezuela ha segnato le manifestazioni di piazza dell'opposizione, duramente represse dal governo di Nicolas Maduro, minaccia ormai di degenerare in una vera e propria rivolta sociale.

Dopo gli 11 morti di ieri nella zona di El Valle (sud di Caracas) durante una notte di scontri e saccheggi, ora la violenza si è estesa anche a Petare, il quartiere popolare del nord della capitale che è considerato la zona più pericolosa della città. Qui la notte scorsa si sono moltiplicati i messaggi dei residenti sui social network, denunciando tentativi di attacchi contro negozi locali e scontri fra oppositori, forze dell'ordine e civili armati filogovernativi, i cosiddetti "colectivos".

Il vicepresidente venezuelano, Tareck El Aissami, ha denunciato quello che ha definito "una nuova spirale di violenza organizzata dai delinquenti politici in combutta con i delinquenti criminali, che attaccano insieme il popolo più umile".

Il deputato oppositore José Guerra ha risposto accusando invece "i paramilitari del regime, che stanno cercando di portare a Petare la stessa violenza di El Valle, per creare caos e saccheggi e poi accusare noi".

SDA-ATS

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