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Proseguono le manifestazione in Veneztuale contro Maduro

KEYSTONE/EPA EFE/MIGUEL GUTIERREZ

(sda-ats)

La violenta repressione delle proteste antigovernative in Venezuela - dove ieri uno studente è morto, probabilmente ucciso dalla polizia - ha portato alle stelle le tensioni fra il governo di Nicolas Maduro e l'opposizione.

L'opposizione controlla il Parlamento e ha già annunciato nuove manifestazioni di piazza.

Daniel Queliz, uno studente di legge ventenne che partecipava ieri sera ad una protesta di piazza a Valencia - capitale dello stato di Carabobo e terza città del paese - è stato raggiunto da uno sparo al collo ed è morto mentre lo portavano in ospedale. Suo cugino, Jonathan Arias, ha accusato la polizia di avere ucciso Queliz, convinto che non abbiano sparato pallettoni di gomma ma pallottole vere. La famiglia dello studente ha presentato una denuncia presso la procura locale.

Le autorità hanno riconosciuto che durante le proteste di ieri a Caracas sono stati lanciati gas lacrimogeni contro i manifestanti da un elicottero della polizia. Un atto denunciato dall'Ombudsman venezuelano, Tarek William Saab, ricordando che è illegale, dato che "questi oggetti contundenti possono risultare letali, se lanciati dall'alto".

Ironicamente, i manifestanti contro i quali sono stati lanciati i candelotti lacrimogeni cercavano di raggiungere proprio la sede dell'Ombudsman - un chavista convinto- a cui chiedono di dichiarare incostituzionale le sentenze della Corte Suprema, por ritirate, in cui l'alta corte si attribuiva le competenze istituzionali del Parlamento.

Da Ginevra, l'Alto commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani (Unhchr) ha espresso "preoccupazione" per il modo in cui governo venezuelano sta affrontando le proteste e ha chiesto alle autorità di garantire "il diritto di manifestare pacificamente e la libertà di espressione".

Malgrado la dura repressione - oltre 200 feriti e 200 fermi negli scontri di ieri secondo Ong locali- le proteste antigovernative sono andate avanti per tutta la notte, non solo a Caracas e Valencia, ma anche a Los Teques (stato di Miranda), Barquisimeto (Lara) e Maracay (Aragua) con migliaia di manifestanti, blocchi stradali e cariche della polizia, mentre i vicini appoggiavano la protesta facendo chiasso con le pentole dalle loro finestre, i cosiddetti "cacerolazos".

SDA-ATS

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