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Ancora un rivolta, finita in un bagno di sangue, in un carcere venezuelano. È di 55 morti ed una novantina di feriti il drammatico bilancio dell'ennesimo episodio che conferma la catastrofica situazione delle prigioni in Venezuela dovuta al sovraffollamento di strutture vetuste e alla corruzione, malgrado il governo Chavez abbia creato nel luglio scorso un ministero ad hoc per occuparsi della questione.

Ad innescare la scintilla sarebbe stato un ammutinamento dei detenuti del Centro Penitenziario Centro occidentale, nello stato di Lara, che avrebbero reagito ad una perquisizione della Guardia Nacional, appoggiata dalla polizia penitenziaria, per disarmare le bande che combattono per conquistare il controllo all'interno del carcere.

Violenta la risposta dei carcerati che, impossessatisi di numerose armi, hanno dato vita ad un lungo e cruento scontro a fuoco con le forze dell'ordine in un'unità del penitenziario nota come Uribana.

L'intervento 'anti-clan' deciso dalle autorità di Caracas avrebbe dovuto essere una sorpresa, ma così non è stato. Alcuni media locali hanno infatti anticipato la notizia dell'imminente perquisizione. Ragione per la quale la ministra per il Servizio Penitenziario, Iris Varela, ha puntato il dito contro la stampa accusandola di aver favorito la rivolta, dando di fatto il tempo ai detenuti di prepararsi all'arrivo della Guardia nacional.

Una versione confermata da Humberto Prado, direttore dell'Osservatorio Venezuelano per le Prigioni (Ovp), secondo il quale quando ieri mattina è iniziato il conteggio dei detenuti, prima della perquisizione, "si sono sentite due esplosioni, che - ha detto - forse delle granate, e poi è cominciata la sparatoria".

Il vicepresidente Nicolas Maduro, di ritorno dall'Avana - dove ha incontrato il presidente Hugo Chavez - ha annunciato che "il governo ha ordinato l'apertura di una inchiesta per accertare, in tempi rapidi, quanto accaduto".

Secondo documenti dell'Ovp, Uribana - un carcere costruito per 850 detenuti, e che attualmente ne contiene 2400 - è uno dei tre istituti penali più violenti del paese sudamericano, dove 45 mila prigionieri sono rinchiusi in prigioni previste per un massimo di 15 mila detenuti.

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SDA-ATS