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A sorpresa, tre mesi dopo il terremoto che ha compromesso il marchio che si fregia di firmare "das Auto", facendo tremare l'economia tedesca, i vertici di Volkswagen fanno il punto: "tutto sarà messo sul tavolo, nulla finirà sotto il tappeto", assicurano.

Senza risparmiare i top manager: l'impresa cerca "i responsabili diretti e quelli di livello superiore", ha affermato infatti il presidente del consiglio di sorveglianza Hans-Dieter Poetsch, contando tuttavia sul fatto che "solo un numero limitato di dipendenti abbia partecipato alle manipolazioni". La situazione è "seria", i costi saranno "cospicui", "siamo di fronte alla prova più grande della nostra storia", ha anche aggiunto, ma Volkswagen "non andrà in frantumi". La fiducia perduta può essere, insomma, recuperata.

Parole di speranza, che arrivano nel giorno in cui un altro caso scuote la Germania: quello dei gas refrigeranti adoperati in alcuni veicoli della Daimler. Banditi dall'Ue, hanno continuato a essere usati dalla casa tedesca, e adesso la Commissione europea ha chiesto che Berlino ne risponda davanti alla Corte di Giustizia europea. Dopo la procedura di infrazione, la Germania "non ha preso nessuna ulteriore misura contro l'approvazione da parte della motorizzazione di veicoli non a norma, e non ha intrapreso azioni di rimedio appropriate nei confronti del produttore", si legge nel documento della decisione di Bruxelles. Un nuovo capitolo insidioso per l'industria dell'auto tedesca, che non sembra tuttavia risentire nel suo complesso dei diversi scandali che ne picconano la credibilità. È di oggi il dato, ad esempio, di un novembre di vendite record per BMW, che segna un +5% rispetto all'anno scorso, proprio grazie alla forte domanda sul mercato europeo.

Sul fronte Volkswagen, una leggera schiarita è arrivata col ridimensionamento del caso delle emissioni Co2: quelle manipolate, ha confermato oggi Poetsch, riguardano 36 mila auto - le stime iniziali erano di 800 mila - e i sospetti che avrebbero potuto far dilagare il dieselgate travolgendo anche i modelli a benzina non hanno trovato conferma. È stato poi il Ceo Matthias Mueller ad annunciare che i richiami delle auto compromesse inizieranno a gennaio, e che i clienti saranno contattati direttamente dall'azienda. Mueller ha poi ammesso che "la situazione americana è più complicata di quella europea". Evocando la necessità che in Volkswagen vi sia "più Silicon Valley", il Ceo ha poi annunciato un nuovo modello di gestione: sarà decentralizzata. Le sedi regionali "avranno in futuro più autonomia, maggiore responsabilità".

L'atmosfera da grande occasione ha comunque deluso qualche osservatore: alla fine Vw non fa ancora nomi, né rivela dati nuovi. Ma c'è una data: la sintesi delle inchieste in corso potrebbe arrivare entro l'assemblea generale del 21 aprile 2016. Prima di puntare il dito, Vw vuole infatti che gli accertamenti - soprattutto sui nomi - siano "inattaccabili". Nei lunghi discorsi di oggi, si è ascoltata una prima analisi, dura, dei fatti: il dieselgate non è avvenuto per "un errore di una volta, si è trattato invece di una catena ininterrotta di errori". E Poetsch ha citato tre fattori determinanti: "errori e omissioni di singoli, meccanismi deboli nel processo, e la tolleranza di parte dell'azienda di violazioni delle normative, anche questa purtroppo c'è stata - ha concluso - ed è la circostanza più grave".

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SDA-ATS