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Volkswagen ha bisogno di un "nuovo inizio", dopo il tracollo della fiducia seguito allo scandalo delle manipolazioni dei motori diesel negli Usa.

E questa "partenza" passa per le dimissioni del suo amministratore delegato, Martin Winterkorn, annunciate a metà pomeriggio dal presidio del colosso tedesco. La reazione dei mercati è stata, come prevedibile, immediata: il titolo è balzato fino al 9%, per poi chiudere con un +5%, e un recupero di 3,3 miliardi. Una boccata d'ossigeno, dopo giornate nere in Borsa, dove era in picchiata. Il marchio resta comunque sotto forte pressione: l'agenzia di rating americana Fitch lo ha messo sotto osservazione, con possibili tagli in vista per i danni alla reputazione.

In uno scenario anche oggi molto tormentato, pure il governo di Angela Merkel ha avuto le sue grane: e Berlino ha tentato di mettere a tacere ogni contestazione, dopo la pubblicazione della risposta a un'interrogazione parlamentare dei Verdi del luglio scorso, la quale avrebbe dimostrato che l'esecutivo sapesse da tempo delle manipolazioni nel settore. "Accuse false e inadeguate. Sono venuto a conoscenza delle violazioni nel week-end, ne ho appreso dalla stampa", ha replicato con nettezza il ministro dei Trasporti Alexander Dobrindt, tentando di archiviare il caso, e cominciando che la commissione d'inchiesta ministeriale oggi fosse già sul posto. "Dobbiamo capire come migliorare l'efficacia delle verifiche", ha concluso.

"Non ho avuto comportamenti sbagliati, ma ho rassegnato le mie dimissioni nell'interesse dell'azienda", ha spiegato invece Winterkorn dopo che il presidio aveva annunciato il suo passo indietro, comunicando di averlo "accettato con rispetto". Alla stampa si sono presentati tutti e cinque i membri del formato ristrettissimo che oggi ha incontrato Winterkorn a Wolfsburg, per capire quale fosse la via d'uscita in una situazione delicata: il presidente ad interim del consiglio di sorveglianza, Berthold Huber, il governatore della Bassa Sassonia, Stephan Weil, il rappresentante dei grandi azionisti, Wolfgang Porsche, e il capo del consiglio di fabbrica, Bernd Osterloh, col braccio destro Stefan Wolf. Insieme hanno fatto presente che Volkswagen "ha bisogno di un nuovo inizio", dopo il caso che ha provocato "al di là dei danni economici non ancora calcolati" una grave "perdita della fiducia".

Le manipolazioni sono un reato e vanno perseguite come tali, hanno aggiunto annunciando una commissione esterna per le indagini sulle responsabilità. L'ad, dal canto suo, stavolta è espresso in uno statement scritto: senza esporsi pubblicamente come nei giorni scorsi, quando aveva porto ai clienti, alle istituzioni, agli inquirenti, le sue scuse "in tutti i modi". "Sono desolato si quello che è accaduto, e soprattutto sono esterrefatto della circostanza che nell'azienda si potesse arrivare a errori di questa portata", ha sottolineato. "Volkswagen è e resta la mia vita" ha aggiunto poi in queste ultime poche righe, mettendo a nudo tutto il rammarico della decisione di "liberare la strada per un nuovo inizio" ora necessario.

Venerdì avrebbe dovuto vedere ufficializzata la proroga del suo contratto per altri due anni. È andata diversamente e l'epilogo è quello che voleva il patriarca Ferdinand Piech, fa notare qualche analista sulla Sueddeustche Zeitung, senza negare la propensione per una teoria del complotto, che possa spiegare gli ultimi accadimenti. Fra due giorni il consiglio discuterà a questo punto del successore: in pole position c'è il capo della Porsche Matthias Mueller, il cui nome era già circolato ieri.

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SDA-ATS