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Il gruppo Volkswagen non rischia di venir multato anche in Svizzera per aver messo in commercio automobili con software taroccati capaci di falsare i dati sulle emissioni di ossidi di azoto. Lo scrive il Consiglio federale in risposta ad un'interpellanza.

L'interpellanza è stata presentata dalla Consigliera nazionale Martina Munz (PS/SH) e firmata da altri 24 parlamentari.

Secondo il Governo, infatti, la legislazione svizzera non conosce una norma paragonabile al "Clean Air Act" statunitense. Negli Usa, la casa automobilistica tedesca rischia una multa salatissima: si parla di 18 miliardi di dollari, indica la Munz nel suo intervento scritto.

Per l'Esecutivo, è anche difficile calcolare il danno ambientale arrecato dalle vetture farlocche. La quantità di emissioni non può essere determinata né calcolata approssimativamente.

Rimane invece aperta la questione delle denunce inoltrate da privati e dei relativi indennizzi. Come precisa l'Esecutivo, "gli interventi di rimessa a norma possono modificare il consumo di carburante o il comportamento dei veicoli. Le richieste di risarcimento in questo contesto rientrano nei rapporti di diritto privato tra il proprietario da un lato e il fornitore o il costruttore dall'altro. Eventuali pretese del primo vanno perciò fatte valere in sede civile".

Il Ministero pubblico della Confederazione (MPC) ha già deciso, in accordo con la Conferenza dei procuratori della Svizzera, di raccogliere tutte le denunce penali del caso Volkswagen e di inoltrarle alla Procura di Braunschweig (Germania) la quale ha già aperto un'inchiesta e comunicato all'MPC il proprio accordo alla procedura, sottolinea il Consiglio federale.

A fine ottobre 2015, erano pervenute al MPC circa 600 querele di privati provenienti da sette cantoni. Le cause sono state avviate soprattutto in cantoni romandi, in particolare in quello di Ginevra. Con la riunione delle denunce ci si propone di trovare una soluzione nazionale, e non caso per caso. Le querele saranno trattate quindi in maniera collettiva.

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SDA-ATS