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BERNA - L'iniziativa "per la protezione dalla violenza perpetrata con le armi" permette di salvare vite umane, ma contrariamente a quanto affermato dagli oppositori non bandisce completamente pistole e fucili dalla società: lo sostiene il comitato interpartitico di sostegno dell'oggetto in votazione il 13 febbraio, che sottolinea come anche all'indomani di un "sì" i cacciatori potranno continuare a cacciare e i collezionisti a collezionare i loro cimeli. E pure le società di tiro non hanno nulla da temere.
"Ogni anno circa 300 persone perdono la vita in Svizzera in seguito a colpi d'arma da fuoco: sono 300 di troppo", hanno ripetuto diversi intervenuti alla conferenza stampa odierna a Berna. È vero che l'iniziativa non risolve il problema della violenza, ma contribuisce a migliorare la sicurezza della popolazione, ha osservato la consigliera nazionale Chantal Galladé (PS/ZH). La presenza di un'arma in casa rappresenta una minaccia latente per tutti i membri di una famiglia, ha aggiunto. È inoltre provato che più bocche da fuoco sono in circolazione, più aumentano i rischi: in Svizzera sono 2,3 milioni le armi conservate nelle abitazioni.
Il consigliera nazionale Josef Lang (Verdi/ZG) ha ricordato come in Canada, Australia e Gran Bretagna l'accesso alle pistole e ai fucili sia stato limitato e i tassi di suicidio si siano abbassati. A suo avviso "è provato che i metodi di suicidio non sono intercambiabili".
L'iniziativa non va contro né ai tiratori sportivi, né ai cacciatori. Al contrario, il testo sottoposto al popolo va nel senso desiderato dalle società di tiro, che da tempo auspicano che tutti i loro membri abbiano una licenza, sostiene il comitato.
Lang è inoltre tornato sulla tragedia accaduta nel suo cantone nel 2001, quando un abitante uccise undici granconsiglieri e tre consiglieri di Stato: se fosse esistito, un registro centrale delle armi avrebbe fornito alla polizia sufficienti indizi per procedere a una perquisizione presso l'interessato, ha affermato il deputato zughese. Oggi esistono invece 26 banche dati cantonali che applicano criteri molto differenti.
Per Babette Sigg, presidente delle donne PPD, la protezione della famiglia e la sicurezza delle donne e dei bambini sono prioritari. "Un uomo è un uomo anche senza un'arma", ha puntualizzato. Dello stesso avviso si è mostrato anche il cristiano-sociale friburghese Maurice Page, secondo cui si tratta di evitare non solo omicidi e suicidi, bensì anche i numerosi casi di violenza psicologica. E il presidente del partito evangelico Heiner Studer ha ricordato come la protezione della vita umana sia fondamentale.

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SDA-ATS