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La nuove legge sulle epidemie, in votazione il 22 settembre prossimo, contiene troppi concetti giuridici vaghi, specie per quanto riguarda l'obbligo di vaccinazione, e attribuisce poteri eccessivi alla Confederazione a scapito dei cantoni. È quanto pensa il comitato referendario che invita il popolo a respingere la revisione della normativa risalente al 1970.

Contro la legge sulle epidemie, approvata dal parlamento nello scorso dicembre, è stato lanciato un referendum, che ha raccolto circa 80 mila adesioni. Il comitato referendario è guidato dal naturopata Daniel Trappitsch.

Il comitato è dell'avviso che la nuova legge permetta più facilmente alla Confederazione di dichiarare l'obbligatorietà di una determinata vaccinazione, decisione che potrebbe essere influenzata fortemente dall'Organizzazione mondiale della sanità (OMS) o dalle case farmaceutiche.

Grazie alla nuova legge sulle epidemie, la Confederazione dovrebbe essere in grado di lottare con maggiore tempestività ed efficacia contro l'insorgere e la diffusione di determinate patologie. In situazioni particolari, la Confederazione può ordinare la vaccinazione obbligatoria per certe categorie di persone.

Ancora questa settimana, il ministro della sanità Alain Berset ha fatto l'esempio del personale curante di un determinato reparto, come la pediatria, assicurando che in ogni caso nessuno potrà essere obbligato ad immunizzarsi.

Ebbene, secondo il politico bernese Peter Eberhart (PBD), l'espressione "situazione particolare" è troppo vaga: ogni anno, ad esempio, all'inizio della stagione dell'influenza, la Confederazione potrebbe essere tentata di emanare un obbligo di vaccinazione.

Stando al consigliere nazionale Urs Gasche (PBD/BE), che ha votato in aula a favore della legge, la normativa deve essere precisata. A suo avviso, infatti, pur trovando ragionevole un obbligo in certe situazioni di emergenza, la legge non garantisce una protezione sufficiente del singolo da provvedimenti che potrebbero andare contro la sua volontà.

A suo parere, la legge crea una sorta di pressione indiretta a vaccinarsi, dal momento che persone non immunizzate, come gli infermieri di un ospedale, rischiano di non poter lavorare per un determinato periodo se non vaccinati. Ciò vale anche per quei bambini non vaccinati cui si chiede di stare a casa in caso di un'epidemia di morbillo.

Stando a Yvonne Gilli (Verdi/SG), sussiste una zona grigia relativamente al momento in cui lo Stato decide di adottare misure coercitive. A detta della deputata ecologista, si corre il rischio che provvedimenti obbligatori vengano presi con sempre maggior anticipo.

Criticato è anche l'influsso crescente dell'OMS. Lukas Reimann (UDC/SG) teme che i burocrati, invece dei cittadini, possano prendere decisioni sulla salute altrui. Reimann ha fatto l'esempio dell'influenza suina che ha spinto l'OMS ha decretare l'allerta massima, benché il decorso di questa patologia sia stato tutto sommato trascurabile da noi. La Confederazione ha gettato alle ortiche milioni di franchi per procurarsi i vaccini, ha ricordato il consigliere nazionale.

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SDA-ATS