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Votazioni: segnale contro cementificazione, ma attuazione sarà difficile

Questo contenuto è stato pubblicato il 12 marzo 2012 - 08:03
(Keystone-ATS)

Accettando l'iniziativa popolare contro la costruzione sfrenata di residenze secondarie, il popolo svizzero ha espresso un segnale forte contro lo sviluppo immobiliare senza limiti. È quanto ritiene oggi buona parte della stampa elvetica. L'attuazione di un regolamento in tal senso si annuncia tuttavia molto difficile.

"Eccesso di cemento sulle Alpi", "incuria nella pianificazione del territorio", "attrattiva del lucro a scapito del paesaggio", "nugolo di chalet costruiti in modo disordinato": la maggioranza dei quotidiani svizzeri concorda sui motivi che hanno indotto i cittadini ad accettare l'iniziativa di Franz Weber, che limita al 20% il tasso di residenze secondarie per comune.

"Il Vallese e i suoi promotori estremisti pagano oggi per decenni di abusi e di cementificazione selvaggia", sottolinea la "Tribune de Genève". Dal canto suo, "24heures" menziona "l'arroganza vendicativa" degli oppositori all'iniziativa che "hanno probabilmente contribuito al successo del testo alle urne".

Il "Quotidien jurassien" vede nel voto "l'espressione di una certa lotta di classe": una "Svizzera popolare" che ha "detto basta all'arroganza dei ricchi, dei promotori immobiliari che fanno soldi grazie a fortunati proprietari svizzeri o stranieri".

Di tutt'altro avviso "Le Nouvelliste": lo scrutinio esprime un "divorzio" tra la "Svizzera cittadina" e la "Svizzera alpina". Il quotidiano vallesano mette in guarda dai costi di "questa bella e rassicurante visione di un Paese di Heidi 'Tip-top in Ordnung'". I cantoni più direttamente interessati saranno confrontati con perdite di impieghi, conti limitati e un'"accresciuta assistenza" via la perequazione finanziaria federale.

"La Confederazione, sempre più urbana, non è più accomodante con le regioni periferiche". Spetta ai Vallesani e al loro governo "trarre le dovute conseguenze", prosegue "Le Nouvelliste".

I villaggi periferici situati sull'Altipiano svizzero e che non "sono oggetto di un turismo sfrenato" saranno le "vittime collaterali" del "sì" all'iniziativa di Franz Weber contro "i promotori di Verbier, Veysonnaz o Crans-Montana", deplora "La Liberté".

A pagare saranno i comuni che hanno seguito una politica moderata di pianificazione del territorio, le fa eco la "Südostschweiz". Il quotidiano grigionese teme che essi saranno colpiti da stagnazione o persino da un "esodo rurale".

"La Liberté" invita a "riprendere il dialogo" e mette in risalto il "lavoro gigantesco" che attende i giuristi della Confederazione per emanare un regolamento applicabile da tutti.

Questo nuovo vincolo "avrà almeno il merito di indurre le autorità alla riflessione", rileva "Le Matin". Le valutazioni non dovrebbero limitarsi alle residenze secondarie, ma tutte le autorità cantonali e comunali "dovrebbero riflettere meglio (...) sullo sviluppo del proprio territorio", suggerisce il giornale romando.

Secondo il "Bund", il successo dell'iniziativa potrebbe peraltro favorire l'iniziativa sul paesaggio, attualmente in discussione in Parlamento.

Dal canto suo, "Le Temps" ritiene che le conseguenze del testo di Franz Weber siano da relativizzare. "La definizione stessa di residenza secondaria offre un certo margine di manovra", sottolinea il quotidiano ginevrino.

Secondo "24heures", "le gru e le betoniere non scompariranno così preso dalle nostre località di montagna". I camion continueranno tranquillamente ad attraversare le alpi, rileva il quotidiano vodese.

La cosa peggiore sarebbe che l'esito delle urne sia "di nuovo un voto simbolico" impossibile da attuare, sottolinea sarcasticamente "Aargauer Zeitung".

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