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"No" a una legge con tendenze eugenetiche che fa la distinzione tra persone degne di vivere e altre che non lo sono.

Questo è uno degli argomenti "forti" addotti oggi dal comitato interpartitico (PPD, PBD, PEV, PS, UDC, UDF) contrario alla diagnosi sugli embrioni concepiti in vitro prima del trasferimento nell'utero della madre, oggetto sul quale popolo e cantoni dovranno esprimersi il 14 di giugno.

La revisione della Legge sulla medicina della procreazione (LPAM) e del relativo articolo costituzionale è stata adottata nel dicembre scorso. La consultazione di giugno porta sull'articolo costituzionale, base necessaria alla LPAM.

Tra gli aspetti più controversi di quest'ultima norma - a tal punto controversi che anche a sinistra vi sono parecchi contrari, come ha ricordato durante la conferenza stampa la consigliera nazionale Marianne Streiff-Feller (PEV/BE) - figura la possibilità di eseguire analisi dell'ovulo fecondato per determinare la presenza di anomalie cromosomiche, come la sindrome di Down (causata dalla presenza di un cromosoma 21 in eccesso).

"Quest'ultimo aspetto - ha sostenuto Streiff-Feller - è stato aggiunto dal parlamento, nonostante il parere contrario del ministro della sanità Alain Berset, il quale aveva messo in guardia il Parlamento durante i dibattiti da una deriva "eugenetica". Berset chiedeva che le analisi venissero limitate a malattie genetiche gravi e incurabili, come la mucoviscidosi.

È fuor di dubbio, ha aggiunto l'esponente del Partito evangelico, che il parlamento ha aperto la porta ad una selezione degli embrioni nella vana speranza che la società del futuro avrà debellato le malattie. A detta di Streiff-Feller non vi sono vite degne di essere vissute e altre che non lo sono. Non scoperchiamo il vaso di pandora alla ricerca della società perfetta, ha argomentato.

Ad infastidire Sylvia Flückiger-Bäni (UDC/AG) è invece la possibilità concessa dalla LPAM di produrre per ogni ciclo riproduttivo fino a 12 embrioni e di congelarli. "Se anche solo la metà delle persone - sulle 6 mila potenziali - interessate dalla legge facessero ricorso alla diagnosi preimpianto, si potrebbero creare fino a 36 mila embrioni, il cui destino è incerto", ha sostenuto.

La legge non dice infatti nulla su che cosa fare di questo materiale biologico che rischia semplicemente di venir distrutto e, nel peggiore dei casi, di venir utilizzato a scopi di ricerca, ha sostenuto la deputata democentrista, secondo cui le ditte farmaceutiche aspettano solo il momento di mettere le mani sulle cellule staminali presenti nell'ovulo fecondato per sviluppare i rispettivi prodotti.

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SDA-ATS