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SION VS - Se il produttore di canapa Bernard Rappaz dovesse riprendere uno sciopero della fame e rifiutare i tentativi di rianimazione in caso di necessità, la direttrice del Dipartimento cantonale vallesano della sicurezza, degli affari sociali e dell'integrazione Esther Waeber-Kalbermatten rispetterà la sua volontà e lo lascerà morire. Lo ha affermato oggi la stessa Consigliera di Stato davanti ai media.
La Waeber-Kalbermatten non metterà più fine alle sofferenze del canapaio, come aveva invece ordinato di fare al 49esimo giorno del suo ultimo sciopero della fame. "Sconterà la pena perché è un detenuto come gli altri; non faremo alcuna eccezione", ha sottolineato.
La "ministra" della sicurezza spera comunque di riportare Rappaz alla ragione. "Lo invito a rispettare il diritto, la sentenza e a non intraprendere un nuovo sciopero della fame. Ha una famiglia e non deve giocare con la sua vita."
Da oggi è operativa la revoca, decisa dal Cantone, della sospensione della pena a favore di Rappaz, che dallo scorso 8 maggio aveva ottenuto gli arresti domiciliari per un periodo di 15 giorni. Le autorità giudiziarie avevano accordato la misura per permettere al canapaio di riprendersi da uno sciopero della fame. Ora il Cantone giustifica la fine del provvedimento con il veloce ristabilimento di Rappaz.
L'illustre canapaio è stato ricondotto in carcere stamane verso le 7.30. Il suo avvocato, Aba Neemann, ha ricevuto per fax la decisione del Dipartimento cantonale della sicurezza. Per le autorità, la salute e la vita di Rappaz non sono più minacciate, ha indicato Neemann all'ATS. A suo dire il Dipartimento ha fondato la propria decisione in particolare sulle recenti dichiarazioni a vari media dello stesso Rappaz, secondo cui il suo stato di salute è migliorato rapidamente.
Neemann ha rivelato all'ATS che inoltrerà una domanda di grazia per il suo cliente all'Ufficio del Gran Consiglio.
Il produttore di canapa, incarcerato lo scorso 22 marzo per cinque anni e otto mesi, aveva subito intrapreso per protesta uno sciopero della fame. Indebolito, il 30 aprile scorso era stato ricoverato all'ospedale, dapprima a Sion (VS), poi a Ginevra. Su richiesta di Neemann, le autorità giudiziarie hanno poi concesso gli arresti domiciliari per ragioni mediche.
Dopo la sospensione della pena, l'agricoltore aveva minacciato di riprendere lo sciopero della fame qualora fosse stato costretto a tornare in prigione. "Sono d'accordo di mangiare soltanto se mi autorizzano a lavorare da casa", aveva spiegato Rappaz all'ATS. Rappaz è invece "disposto a dormire in prigione".
Il vallesano di 57 anni aveva già compiuto scioperi della fame nel 1996, nel 2001 e nel 2006, in segno di protesta contro le condanne inflittegli per aver coltivato e venduto grandi quantità di canapa indiana.

SDA-ATS