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VS: massacro Daillon, autore è irresponsabile, nessun ricorso

L'autore del massacro di Daillon, in Vallese, scortato dalla polizia prima del processo nei suoi confronti dello scorso agosto (foto d'archivio)

KEYSTONE/VALENTIN FLAURAUD

(sda-ats)

L'autore del massacro del 2 gennaio 2013 di Daillon, in Vallese, nel quale furono uccise tre donne mentre due uomini rimasero feriti, è definitivamente riconosciuto irresponsabile.

Nessuno ha presentato ricorso contro la sentenza comunicata lo scorso 30 agosto dal Tribunale distrettuale di Hérens-Conthey, che passa così in giudicato.

Per l'imputato 39enne, la corte aveva ordinato una misura terapeutica istituzionale. Alcuni accusatori privati, che chiedevano consistenti indennizzi per torto morale, avevano annunciato l'intenzione di ricorrere in appello, ma allo scadere del termine non è stato presentato alcun ricorso, ha comunicato oggi il tribunale.

Il processo si era tenuto il 27 agosto. Lo stesso pubblico ministero aveva auspicato una semplice misura terapeutica. Dopo il dramma erano state ordinate due perizie psichiatriche, che sono giunte allo stesso risultato: l'imputato, beneficiario di una rendita di invalidità e già ricoverato in una clinica psichiatrica nel 2005, soffre di schizofrenia paranoide e va ritenuto irresponsabile. La procuratrice responsabile dell'accusa aveva dunque rinunciato a chiedere una pena carceraria per assassinio e tentato assassinio.

La misura terapeutica, raccomandata in un ambiente chiuso e sicuro, dovrebbe durare cinque anni, secondo il tribunale, che ha d'altro canto respinto le richieste di indennizzo per torto morale avanzate da 17 accusatori privati, superstiti e famiglie delle vittime, che chiedevano tra i 30'000 e i 90'000 franchi. Per un eventuale risarcimento dovrà essere avviata una causa civile. I giudici hanno stabilito che l'uomo era incapace di discernimento e che in tale condizione non può essere chiamato a riparare i danni. D'altro canto, è praticamente senza un soldo.

Il fatto di sangue era avvenuto nel villaggio di montagna situato nella regione di Sion poco prima delle 21. L'uomo allora 33enne, che era in possesso di numerose armi, dopo aver passato il pomeriggio a bere in diversi locali pubblici aveva dapprima aperto il fuoco dalla finestra di casa sua e aveva poi continuato per strada, sparando in pochi minuti una trentina di colpi.

Tre donne di 32, 54 e 79 anni erano morte sul posto, raggiunte da numerosi proiettili alla testa e al petto. Due uomini erano rimasti feriti: un 33enne - compagno della vittima più giovane, con la quale aveva figli piccoli - ricoverato in condizioni disperate, e un 63enne - zio dello sparatore - colpito a una spalla. Lo sparatore aveva poi minacciato gli agenti di polizia accorsi, che avevano fatto fuoco colpendolo al torace. Gravemente ferito, l'uomo era stato ricoverato in un reparto di terapie intensive.

Le due perizie divergono tuttavia sulla misura da ordinare. Per una di esse, il rischio di recidiva è altissimo e preconizza dunque l'internamento. L'altra suggerisce una terapia in un istituto chiuso. L'imputato è già curato attualmente e il trattamento sembra portare frutti, ha detto la procuratrice, chiedendo ai giudici di ordinare una simile misura.

La difesa ha seguito la richiesta del pubblico ministero riguardo all'irresponsabilità dell'imputato. Ma in aggiunta ha auspicato anche che la corte respinga le pretese delle parti civili - gli indennizzi tra 30'000 e 90'000 franchi per torto morale - sostenendo che l'uomo è praticamente senza un soldo.

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