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LOSANNA - Il Tribunale federale (TF) ha respinto il ricorso presentato da Bernard Rappaz che chiedeva un'interruzione della pena. Il celebre canapaio vallesano ha quindi lasciato stamane la sua fattoria di Saxon (VS), dove si trovava in detenzione domiciliare, per tornare in prigione.
Nella sua decisione di principio, la corte ha riconosciuto il diritto delle autorità cantonali di procedere all'alimentazione forzata qualora l'imputato ricorresse nuovamente allo sciopero della fame.
Rappaz, ecologista, agricoltore e attivista per la depenalizzazione della cannabis, è stato incarcerato il 22 marzo. A maggio, debilitato in seguito a un digiuno di una quarantina di giorni, ha ottenuto gli arresti domiciliari per due settimane, per poter ristabilirsi. Tornato in prigione il 21 dello stesso mese ha di nuovo rifiutato il cibo inoltrando una seconda richiesta di scarcerazione, istanza che il 9 luglio è stata respinta dal Tribunale cantonale vallesano.
A fine luglio, Rappaz è però tornato nella sua fattoria dove ha continuato a scontare la propria pena. La consigliera di stato vallesana Esther Waeber-Kalbermatten aveva infatti ordinato la detenzione domiciliare nell'attesa della decisione del TF.
Rappaz è stato condannato in via definitiva per violazione grave della legge federale sugli stupefacenti e per amministrazione infedele aggravata. È stato riconosciuto colpevole di aver prodotto a venduto sull'arco di quattro anni 3,75 tonnellate di canapa e suoi derivati.

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SDA-ATS