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L'incubo di una class action su scala planetaria, un effetto domino di cause collettive dalle conseguenze finanziarie imprevedibili, affonda Volkswagen in borsa mentre il gruppo procede nella pulizia interna e il suo ex capo finisce sotto indagine.

Le azioni della casa di Wolfsburg sono arrivate a perdere oggi oltre il 9%, per chiudere con un calo del 7,44% e arrivando così ad un crollo di quasi il 40% dall'inizio dello scandalo dei test truccati tramite il software 'defeat device'.

I mercati guardano inorriditi alla raffica di tegole che continuano a piovere sulla casa automobilistica tedesca. Alle circa 11 milioni di auto targate 'Vw' coinvolte nello scandalo, su cui Volkswagen si appresterebbe a intervenire modificando le centraline con costosi richiami, si aggiungono i numeri pubblicati oggi da Audi: 2,1 milioni di auto truccate nel mondo, di cui 1,4 milioni in Europa e 577.000 solo in Germania, con gran parte dei modelli coinvolti, dalla A1 ai potenti Suv come il Q5. Coinvolti nello scandalo anche 1,8 milioni di veicoli commerciali leggeri.

Ma sono gli sviluppi sul fronte legale a preoccupare di più gli investitori e Berlino, dove il viceministro delle Finanze Jens Spahn confessa che lo scandalo "può avere un grosso impatto sull'economia tedesca, e questo deve preoccuparci un po'". Accanto alle indagini aperte dalle autorità federali negli Usa, e alle cause che si apprestano a intentare decine di Stati americani, a mettere in moto la class action è un fondo pensione del Michigan in rappresentanza di una serie di investitori in titoli Vw, che ritengono di aver pagato prezzi gonfiati dalle emissioni nascoste.

Un'iniziativa a cui rischiano di affiancarsi quelle di numerosi concessionari e soprattutto consumatori, con un danno economico che potrebbe portare il conto finale ben oltre i 50 miliardi stimati finora.

Il gruppo Volkswagen si appresta intanto a intervenire sulle auto e torna a fare pulizia dopo la riorganizzazione interna del top management annunciata la scorsa settimana con la nomina del nuovo Ceo Matthias Mueller. Sarebbero stati sospesi i responsabili della ricerca e sviluppo di Audi, Porsche e della casa madre: i test negli Usa venivano gestiti direttamente dai manager in Germania, che inviavano team oltreoceano ogni volta che un'auto rischiava di non passare gli esami anti-inquinamento.

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SDA-ATS