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DAVOS - Dirigenti di banche e di organismi internazionali non hanno nascosto le loro divergenze nel corso di uno dei primi dibattiti del Forum economico mondiale (WEF) di Davos. Al centro della discussione le possibili trasformazioni del settore bancario, in particolare la riduzione delle dimensioni degli istituti e la separazione delle loro attività.
Il tema di una possibile stretta regolamentazione delle banche, come annunciato dall'amministrazione Obama negli Stati Uniti, non ha suscitato un consenso unanime. Il presidente americano intende attuare "la regola di Volcker" dal nome del suo consigliere ed ex presidente della Fed, Paul Volcker, che consiste nel vietare agli istituti di risparmio di speculare sui mercati per conto proprio.
In particolare, il celebre motto "too big to fail" ("troppo grande per cadere") applicato ai giganti bancari ha messo in risalto i diversi punti di vista. Tra gli invitati presenti al dibattito odierno, il CEO di Swiss Re Stefan Lippe ha voluto riformulare il motto, trasformandolo in "too interconnected to fail". Secondo Lippe, le società erano fortemente interdipendenti nell'economia globalizzata.
Dal canto suo, il responsabile di Providence Equity Partners (USA), Johathan Nelson, ha sottolineato come "da due settimane, non si parli che di banche". "Ma il settore costituisce soltanto il 15% del Tarp", ovvero dal piano di salvataggio americano attuato all'inizio della crisi. "La dimensione e la crescita delle banche risponde a una domanda della clientela", ha aggiunto Nelson.
Secondo il direttore della Banca nazionale del Kuwait, "occorre interrogarsi sulla dimensione a partire dalla quale una banca è troppo grande". Stranamente, la definizione sulla grandezza ("big") non è mai stata fornita da nessuno studio, gli ha fatto eco Nelson.
Alla discussione ha partecipato pure Guillermo Ortiz, professore all'Istituto tecnologico autonomo (ITAM) di Città del Messico. A suo avviso, la proposta del presidente americano e di Paul Volcker è innanzitutto una risposta al ritorno al cosiddetto "business as usual" invocato da taluni attori della finanza, che sono tentati di riprendere le abitudini di prima della crisi.
Sul piano Obama si è pronunciato pure George Soros. Il finanziere, che nei giorni scorsi aveva promosso la proposta del presidente americano, ha affermato a Davos che imporre nuovi paletti alle banche "potrebbe anche non risolvere i problemi". Soros ha inoltre spiegato che, pur con la separazione delle attività, "le banche di investimento resteranno ancora troppo grandi per fallire".
Soros ha poi definito "controproducente" tassare le banche prima che gli effetti della crisi finanziaria siano stati del tutto superati.

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SDA-ATS