Contenuto esterno

Il seguente contenuto proviene da partner esterni. Non possiamo dunque garantire che sia accessibile per tutti gli utenti.

Il fallimento delle politiche per mitigare il cambiamento climatico, e soprattutto delle misure per prepararsi a fronteggiare i suoi effetti, è il rischio numero uno al mondo in termini di impatto economico.

I danni potenziali sarebbero maggiori della diffusione delle armi di distruzione di massa, della crisi idrica, delle migrazioni forzate su vasta scala e di un grave shock dei prezzi energetici.

A lanciare l'allarme è il Forum economico mondiale (WEF), secondo cui l'ambiente è entrato di prepotenza nell'agenda economica globale.

L'edizione 2016 del "Global Risk Report", l'undicesima stilata dal WEF che la settimana prossima si riunirà a Davos (GR), vede per la prima volta le tematiche ambientali al primo posto tra le minacce. I 750 esperti internazionali interpellati per stilare il rapporto sono stati ascoltati nell'autunno scorso, prima quindi della Conferenza Onu di Parigi sul clima che a dicembre ha portato a un accordo internazionale sul contrasto al cambiamento climatico. Il pericolo che falliscano gli interventi di mitigazione (ridurre le emissioni di CO2) e di adattamento (aumentare la resilienza agli effetti del riscaldamento globale con la messa in sicurezza di infrastrutture energetiche, sistemi idrici e produzione agricola) è però tutt'altro che superato.

Il cambiamento climatico, spiega il WEF, mette paura perché ha effetti a cascata. Aggrava i rischi di crisi idrica e di scarsità di cibo, può limitare la crescita economica e indebolire la coesione sociale. Non solo: in un mondo in cui anche le minacce sono globalizzate e sempre più interconnesse, "sappiamo che il cambiamento climatico sta esacerbando altri rischi quali la migrazione e la sicurezza", osserva Margareta Drzeniek-Hanouz, a capo del "Global Competitiveness and Risks" del WEF. "Le misure di mitigazione contro tali rischi sono importanti, ma l'adattamento è di vitale importanza".

Il rapporto del Forum arriva a conclusione di un anno, il 2015, che probabilmente sarà il primo in cui il termometro mondiale segna un grado in più rispetto ai livelli preindustriali. Ma è anche l'anno in cui, secondo l'agenzia Onu per i rifugiati, 59,5 milioni di persone sono state costrette a emigrare. Il 50% in più del 1940, quando si combatteva la Seconda guerra mondiale.

E infatti se il clima rappresenta il primo rischio in termini di impatto economico potenziale, guardando alla probabilità che una minaccia si concretizzi in cima alla lista ci sono gli enormi flussi migratori. "Eventi come la crisi europea dei rifugiati e gli attacchi terroristici - evidenzia il WEF - hanno portato l'instabilità politica mondiale ai livelli più alti dalla Guerra fredda".

Neuer Inhalt

Horizontal Line


swissinfo IT

Unitevi alla nostra pagina Facebook in italiano

subscription form

Abbonatevi alla nostra newsletter gratuita per ricevere i nostri articoli.









SDA-ATS