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Il finanziere-filantropo, George Soros (foto d'archivio).

KEYSTONE/EPA DPA/ANDREAS GEBERT

(sda-ats)

Donald Trump è "un impostore, un imbroglione, un potenziale dittatore", "non credeva nemmeno lui di essere eletto" ma "sono fiducioso che le istituzioni e la Costituzione Usa siano forti a sufficienza''.

Per le Borse, però, non sarà la stessa cosa: ''i mercati vedono Trump smantellare le regole e ridurre le tasse, che era il loro sogno. Dicono, il sogno si è avverato. Ma quando la realtà prevarrà non credo che andranno tanto bene".

Il finanziere-filantropo, George Soros racconta ai giornalisti a Davos (GR) la propria visione del mondo. Parole non inattese le sue, grande fautore della "società aperta", esplicitamente contro il neo presidente Usa che proprio oggi giura alla Casa Bianca. Una presa di posizione che gli è anche costata un po' di soldi, un miliardo di dollari persi avendo puntato tutto su Hillary Clinton.

Ma fa impressione, a 87 anni suonati che lo costringono a tagliare il dibattito con la stampa, testimone della Seconda guerra mondiale, pieno di rughe e affaticato nel parlare ma con gli occhi ancora vispi, sentirlo suonare un vero e proprio allarme. Quasi un appello alla resistenza.

La sua visione, condivisibile o no, appare lucida: suona la sveglia per l'Europa, predice una rapida fine per il primo ministro britannico Theresa May, ride sotto i baffi per come la Cina si sta accreditando nel consesso internazionale. Certo, premette parlando di Trump, ''al momento l'incertezza è al culmine'' e ''nessuno sa cosa farà davvero''.

All'Europa dice che deve ''reagire di fronte agli attacchi'' e che ''è di fronte a un processo di disintegrazione, come mostrano la Brexit e il voto del referendum italiano''. Ma il tono segna un cambio rispetto al passato, prima decisamente più tranchant sulle istituzioni del Vecchio continente. ''Dobbiamo fare uno sforzo per difendere l'Ue - afferma - ma va totalmente reinventata''. Come? Partendo dal basso, ''dalle persone''.

Non meno tagliente è il giudizio sul premier britannico May, che ''è improbabile manterrà il potere a lungo'' perché svalutazione e inflazione peseranno sui cittadini. Lungo sarà il processo di separazione dall'Ue: ''Divorziare chiede tempi lunghi, ed è sempre peggio che sposarsi''.

Soros, che definisce ''totalmente inaccettabile'' Viktor Orban che distrugge i diritti in Ungheria, spolvera invece un altro registro quando parla del presidente cinese Xi, quello dell'ironia graffiante. "Trump ha fatto di più per accreditare la Cina nella comunità internazionale di quanto non hanno potuto fare da soli i cinesi in molti anni''. In questo caso, pero, ''è nell'interesse di tutti che la Cina cambi sistema ed entri nel consesso internazionale''.

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SDA-ATS