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Wikileaks: Assange, non mi consegno, sono in pericolo

Questo contenuto è stato pubblicato il 29 giugno 2012 - 20:36
(Keystone-ATS)

Costituirmi? No, grazie. Julian Assange ha risposto picche alla richiesta di comparizione recapitata ieri da Scotland Yard presso l'ambasciata ecuadoriana di Londra dove il fondatore di WikiLeaks si è rifugiato da più di una settimana.

"Questa scelta non deve essere interpretata come mancanza di rispetto", ha detto oggi Susan Benn, del comitato per la difesa di Assange, ai giornalisti assiepati davanti all'ambasciata. "A Julian è stato consigliato così".

Benn, che non ha voluto rispondere alle domande dei reporter, ha letto un lungo comunicato in cui l'ex hacker australiano spiega le sue ragioni per essersi dato alla macchia. "La richiesta di asilo politico giuridicamente ha il sopravvento, sia dal punto di vista di diritto interno che internazionale in base alla legge britannica, rispetto alle procedure di estradizione", ha spiegato il comunicato.

"La situazione in cui si trova Julian è seria", ha proseguito Benn. "La sua vita e la sua libertà, come del resto la vita e la libertà della sua organizzazione e di chi ci lavora, sono a rischio". Sarebbe infatti ormai solo una questione di tempo prima che gli Usa diano il via alle "procedure di estradizione" per portare Assange sul suolo americano.

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