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Wikileaks: medico, stop Manning in Iraq; esercito lo ignorò

Uno psicologo sconsigliò l'esercito americano di mandare Bradley Manning in Iraq. Tuttavia i vertici militari ignorarono quell'avviso e lo spedirono sul campo di battaglia. È lì, secondo l'accusa, che questo ragazzo 23enne rubò dagli archivi militari tantissimi cable riservati, li girò poi a Wikileaks, provocando uno dei peggiori scandali della storia della diplomazia americana.

Lo rende noto oggi il "Washington Post", citando alcuni risultati dell'indagine interna dello stesso Pentagono, distinta dall'inchiesta delle autorità giudiziarie. Indiscrezioni da cui emerge un clima di gravissimo imbarazzo all'interno delle Forze Armate.

Una fonte militare parla esplicitamente di "gravi negligenze da parte della catena di comando nella sorveglianza e nella supervisione di Manning". Altre fonti cercano di difendere l'operato dei militari, sostenendo che il soldato avrebbe dato segni di scompenso psichico solo una volta in Iraq, nel 2009. E non prima. "Crediamo che qualcosa sia accaduto nella sua vita personale dopo che è andato al fronte", spiega un alto ufficiale al "Washington Post".

Tuttavia, il rapporto della visita psicologica al momento del suo arruolamento pare che già parlasse di "forte stress dovuto a scarse relazioni interpersonali". Un'impressione condivisa dal suo superiore nel campo iracheno di Fort Drum, che già nel dicembre 2009, preoccupato dal suo stato mentale, gli tolse la pistola. Pochi mesi dopo, Manning venne perfino punito per aver assalito un suo commilitone.

"Se le preoccupazioni dei medici sono dettagliate come sembra - commenta l'avvocato del soldato, David E. Coombs - allora emerge in modo chiaro come l'Esercito abbia fallito nell'aver cura del mio assistito".

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