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Windows 10 raccoglie informazioni sui suoi utilizzatori senza il loro accordo: lo sostiene il Partito pirata svizzero che parla di un "grave oltraggio" alla sfera privata da parte del nuovo sistema operativo di Microsoft.

In Vallese il preposto alla protezione dei dati mostra già i denti.

L'utente è messo davanti al fatto compiuto dal primo minuto che segue l'installazione: le applicazioni e i programmi posseggono un sistema che registra automaticamente informazioni private che poi vengono comunicate di default ad operatori commerciali per pubblicità mirate, scrive il Partito pirata in un comunicato odierno.

In questo modo Microsoft "ha deciso unilateralmente di sopprimere la possibilità di proteggere i propri dati". Inoltre, abusando della sua posizione dominante, la società esige dal consumatore che paghi per non ricevere più pubblicità nelle applicazioni di base dei software, afferma la formazione politica.

Per proteggere gli utilizzatori da aziende come Microsoft, il Partito pirata auspica che tutti i moduli e le applicazioni che collezionano dati siano chiaramente identificabili e che ogni singola raccolta di informazioni venga comunicata all'utente. Il preposto federale alla protezione dei dati e il Consiglio federale devono inoltre "adottare le misure necessarie".

In Vallese il "Mister Dati" cantonale Sébastien Fanti ha già espresso la sua rabbia: "se Microsoft non rivede la sua politica sulla privacy Windows 10 potrebbe essere oggetto di una raccomandazione che ne vieti l'acquisto" nel cantone, ha avvertito sul suo acconto Twitter.

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SDA-ATS