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Condanne fino a tre anni di detenzione, in parte sospese, sono state chieste dalla pubblica accusa per i dieci imputati a processo a Winterthur (ZH).

L'accusa è di aver minacciato e picchiato nel novembre 2016 due frequentatori della moschea An'Nur, chiusa un anno fa.

Le dichiarazioni degli imputati - che ieri hanno respinto gli addebiti - non sono affatto credibili, secondo la procuratrice che sostiene l'accusa. Quanto accaduto all'interno della moschea di Winterthur è stata a suo avviso una "vendetta" nei confronti di due persone considerate "spie".

Come prova delle dichiarazioni fatte dalle vittime, la procuratrice ha citato dei certificati medici che attestano per entrambi "uno stato acuto di stress post-traumatico". Uno dei due aveva allarmato la polizia con un SMS molto significativo: "Urgent, please urgent! Moschee Winterthur, they kill my friend" (Urgente, per favore! Moschea di Winterthur, stanno per uccidere il mio amico).

Gli imputati sono otto giovani frequentatori della moschea, un 54enne libico che fungeva da imam principale e il presidente dell'associazione che gestiva la moschea. Per la maggior parte degli imputati la pubblica accusa ha richiesto condanne a dodici mesi da scontare: ossia pene che potranno purgare in condizioni di semilibertà. Più severe le pene per i principali aggressori.

Per tutti gli imputati è stata inoltre richiesta l'espulsione dalla Svizzera per un periodo di 10 anni. Una misura che gli stessi imputati avevano paragonato ieri a una "condanna a morte". Tutti hanno chiesto di poter rimanere in Svizzera, che considerano la loro patria.

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SDA-ATS