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Quaranta civili, tra cui bambini e donne, sono stati uccisi oggi ad Aden, nel Sud dello Yemen, quando un'imbarcazione con la quale stavano cercando di lasciare il portoè stata colpita dai bombardamenti dei ribelli sciiti.

La denuncia è stata fatta dal governo yemenita in esilio a Riad, in Arabia Saudita, dove tra oggi e domani il segretario di Stato americano John Kerry ha in programma colloqui per cercare di arrivare a un cessate il fuoco.

Sull'imbarcazione colpita dai mortai e dai razzi dei ribelli si trovavano 50 civili che cercavano di lasciare via mare il centro di Aden per raggiungere un'area più sicura. Nel frattempo, secondo fonti della sicurezza, la coalizione araba guidata dall'Arabia Saudita continua la sua campagna aerea in corso ormai da un mese e mezzo contro i ribelli sciiti alleati dell'Iran. Oggi sono state bombardate postazioni degli Huthi nella stessa Aden così come a Marib, Saada, e Dhamar. Negli attacchi, secondo le stesse fonti, sono stati uccisi decine di ribelli e di loro alleati, cioè i militari ancora fedeli all'ex presidente Ali Abdullah Saleh, deposto nel 2012 dopo un anno di manifestazioni popolari e scontri tra le diverse fazioni militari. Dopo violenti combattimenti contro miliziani fedeli al governo, le milizie Huthi e i loro alleati hanno conquistato un'altra parte di Aden, l'ex capitale dello Yemen del Sud dalla quale il presidente Abd Rabbo Mansur Hadi, riconosciuto dalla comunità internazionale, è fuggito in marzo, trovando rifugio a Riad. Fonti militari locali hanno precisato che i ribelli hanno preso il controllo del quartiere sudoccidentale di Tawahi, uccidendo un generale che guidava le forze governative nell'area e impadronendosi di un palazzo da cui si controlla l'entrata del porto. Un edificio già usato dagli Stati Uniti come centro operativo e di addestramento per le forze anti-terrorismo.

Parlando da Gibuti prima di arrivare a Riad, Kerry, pur continuando ad accusare gli Huthi per il proseguimento dei combattimenti, ha auspicato che un cessate il fuoco possa essere concordato per mitigare la crisi umanitaria provocata dalle violenze, con la carenza di cibo, combustibili e medicinali che si aggiunge ad un esodo di centomila profughi verso i Paesi vicini. Migliaia di questi hanno cercato rifugio proprio a Gibuti.

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SDA-ATS