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Il carabiniere, addetto alla sicurezza dell'Ambasciata italiana, che era stato rapito quattro giorni fa, mentre era in un negozio nei pressi della sede diplomatica, dal clan tribale dei Jalal è stato liberato. Alessandro Spadotto sta bene ed ora è in viaggio verso Sanaa da Marib, la regione petrolifera ad est della capitale yemenita, dove era stato portato dopo il sequestro avvenuto domenica scorsa a Sanaa.

La notizia del rilascio arriva in Italia dal presidente dell'associazione italo-yemenita, Arhab al Sarhi. E, a stretto giro, viene confermata da qualificate fonti italiane e dalla Farnesina che fa sapere che Spadotto è già in viaggio per la capitale dello Yemen.

Spadotto che a 48 ore dal suo rapimento era riuscito a rompere il silenzio inviando un sms alla fidanzata - "sto bene, non vi preoccupate", aveva scritto martedì - era stato localizzato dalle autorità yemenite nella provincia di Marib, regione petrolifera situata a Est della capitale e segnata dagli scontri - diversi gli attacchi agli oleodotti e gasdotti dell'area - tra tribù locali e forze governative.

A rapirlo proprio un membro di una delle tribù dell'area, gli Al-Jalal: Ali Nasser Hariqdane, questo il nome dell'uomo che, ricercato per atti di banditismo, aveva rivendicato la cattura per ottenere dal governo l'immunità e un risarcimento.

L'uomo del clan tribale dei Jalal, aveva annunciato all'agenzia yemenita Maareb Press di non avere pretese nei confronti dell'Italia, ma che il rapimento dell'addetto alla sicurezza dell'Ambasciata italiana a Sanaa fosse "solo un modo per fare pressione sul governo yemenita". Un'indicazione che aveva fatto sperare per una veloce soluzione della vicenda.

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SDA-ATS