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Deluso dal trattamento ricevuto dal suo partito, il consigliere di Stato socialista zurighese Mario Fehr pone chiare condizioni per un suo ritorno nei ranghi del PS.

La denuncia nei suoi confronti presentata da Gioventù socialista (GISO) in relazione all'acquisto di un controverso software spia deve essere ritirata e il partito non dovrà in futuro accettare un modo di procedere come quello adottato dalla sezione giovanile. È quanto afferma lo stesso Fehr in un'intervista pubblicata oggi dalla "Neue Zürcher Zeitung".

Il consigliere di Stato zurighese aveva annunciato qualche giorno fa di essersi autosospeso dal PS in seguito alla decisione dello scorso luglio della GISO di denunciarlo in relazione all'acquisto, considerato "illegale", del software spia per conto della polizia cantonale.

Secondo due membri della GISO, Fehr, capo del Dipartimento cantonale della sicurezza, si era reso responsabile di abuso di autorità e di acquisizione illecita di dati. Quello dei cosiddetti "cavalli di Troia di Stato" è un tema complesso, in quanto in Svizzera manca una base legale per l'acquisto e l'impiego di questi software.

In settembre il Ministero pubblico zurighese aveva fatto sapere di non aver trovato indizi che facessero pensare ad atti di rilevanza penale. L'autorità inquirente ha perciò chiesto al Gran Consiglio di non autorizzare l'apertura di un procedimento penale nei confronti di Fehr. La settimana scorsa infine, l'ufficio presidenziale del Gran Consiglio ha deciso di non togliergli l'immunità.

In questo modo si è ora chiaramente dimostrato "che ho agito correttamente", afferma Fehr nell'intervista al foglio zurighese. "Per una normalizzazione dei rapporti la denuncia dovrà essere ritirata e in futuro deve essere chiaro che questo modo di agire non è tollerato all'interno del partito", ha affermato il consigliere di Stato zurighese. Fehr non si aspetta che la GISO si scusi o venga messa in croce per quanto fatto, ma "i giovani socialisti devono distanziarsi dalla denuncia e il partito dovrà prevedere sanzioni nel caso un episodio di questo tipo si ripeta".

Perché uno non può essere consigliere di Stato per un partito i cui membri ricorrono a denunce penali per paralizzare il suo operato, ha aggiunto lo zurighese, sottolineando che i membri della GISO "fanno in fin dei conti parte del PS".

Se il PS vuole continuare ad essere un partito di governo deve riuscire "a tenere queste correnti sotto controllo." Fehr non risparmia le critiche al suo partito. Nel PS ci sono persone che credono "di avere il monopolio della verità". Il consigliere di Stato auspica invece che nella formazione politica vi sia anche posto per "membri di indole social-liberale". "Purtroppo, ci sono forze nel PS che vogliono mettere a tacere le voci dei dissidenti - e non sto parlando solo dei giovani socialisti."

In un'altra intervista concessa, sempre oggi, alla "Schweizer Illustrierte", Fehr ribadisce le critiche al PS, un partito "troppo rigido, troppo dogmatico" e chiede maggiore libertà di espressione per l'ala liberale, più pragmatica e orientata alle soluzioni.

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SDA-ATS