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Non ha per il momento diritto a nessun indennizzo da parte del gruppo farmaceutico tedesco Bayer la ragazza zurighese di 22 anni rimasta gravemente disabile cinque anni fa per un'embolia polmonare subita in seguito all'assunzione della pillola contraccettiva Yasmin. Il Tribunale distrettuale di Zurigo ha respinto un'azione di risarcimento presentata della famiglia, che ha già presentato ricorso davanti al Tribunale cantonale.

Una portavoce del Tribunale cantonale zurighese ha confermato all'ats l'anticipazione di un servizio della rubrica "Rundschau" che andrà in onda questa sera sulla tv svizzero tedesca SF1.

Oltre a non riconoscere l'indennizzo - i famigliari chiedevano 5,3 milioni di franchi di risarcimento danni e 400'000 franchi di riparazione del torto morale - il tribunale ha obbligato i genitori a rimborsare alla Bayer 120'000 franchi di spese processuali.

La sentenza risale al mese d'agosto e non è ancora cresciuta in giudicato. Secondo "Rundschau", il tribunale non ha riconosciuto la responsabilità della società produttrice perché la parte querelante non è riuscita a dimostrare che le pillole in questione erano prodotti difettosi.

All'azione si è costituita parte civile anche la cassa malattia CSS, presso la quale la ragazza era assicurata. Pure la CSS si è già rivolta al Tribunale cantonale e chiede al gruppo farmaceutico tedesco diverse centinaia di migliaia di franchi per le cure già pagate e per quelle future.

All'inizio di quest'anno un legale dell'assicuratore malattia aveva dichiarato ai microfoni della tv svizzero tedesca che la CSS aveva già versato 600'000 franchi per cure destinate alla giovane donna e che in un altro caso la cassa aveva sborsato oltre 900'000 franchi.

Yasmin è stata fino al 2010 la pillola ormonale più venduta in Svizzera. Negli Stati Uniti la Bayer ha concluso accordi extragiudiziali con diverse migliaia di donne alle quali ha versato indennizzi per un totale di oltre un miliardo di dollari. Il gruppo farmaceutico non ha tuttavia riconosciuto alcuna responsabilità nella vicenda.

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SDA-ATS