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Condanna a 18 anni di prigione confermata per l'uomo di 66 anni che nel febbraio del 2010 uccise il figlioletto di 4 anni in un albergo di Winterthur. Anche al processo d'appello, la giustizia zurighese non ha ordinato la misura dell'internamento.

Il dibattimento si era tenuto nel marzo di un anno fa, ma prima di emettere la sentenza il Tribunale cantonale ha voluto attendere i risultati di una nuova perizia.

Risultato: l'uomo soffre di turbe paranoiche con tendenze narcisistiche, ma non sarà internato in ragione dell'età. Potrà uscire di prigione nel migliore dei casi all'età di 79 anni, ciò che secondo il tribunale riduce sensibilmente il rischio di recidiva.

Il delitto risale alla sera del 26 febbraio 2010: l'imputato, un fiduciario che abitava a Bonstetten (ZH), si recò con il figlioletto di 4 anni a Winterthur, dove affittò una stanza d'albergo. Lì fece bere al bimbo una bibita mischiata con una forte dose di sonnifero e quindi lo soffocò. Il piccolo morì poco dopo il ricovero in ospedale: era la vigilia del suo quinto compleanno.

Secondo l'accusa, l'imputato uccise il figlio per evitare che la madre - una brasiliana di colore allora 36enne - lo portasse nel suo paese d'origine. L'uomo aveva anche intenzione di suicidarsi: ingerì a sua volta del sonnifero e cercò di farla finita respirando la polvere di un estintore, il che fece però scattare l'allarme.

Il caso ha fatto molto scalpore: l'autorità tutoria di Bonstetten aveva infatti affidato la custodia del bambino al padre, nonostante fosse venuta a conoscenza che nel 1990 aveva già cercato di uccidere un figlio all'epoca 13enne. L'uomo tentò di strangolare il primogenito, avuto dalla sua ex moglie, e lo gettò in un burrone. Il ragazzo si salvò, riportando lesioni al cervello che lo hanno reso disabile.

Sia l'accusa che la difesa avevano fatto ricorso contro la condanna per assassinio emessa nell'agosto 2013 dal Tribunale distrettuale di Winterthur. Il procuratore chiedeva una condanna alla reclusione a vita e la misura dell'internamento. Il difensore d'ufficio ha sostenuto la tesi della ridotta imputabilità e si è battuto per una riduzione della pena a 7 anni di reclusione per omicidio intenzionale.

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SDA-ATS