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UE: l'allargamento non dispiace all'economia svizzera

L'alargamento a est dell'UE significherà più concorrenza, ma anche più opportunità

(Keystone)

L'allargamento a est dell'Unione dovrebbe comportare dei vantaggi anche per la Svizzera. Parola di Credit Suisse.

L'Unione europea si sta espandendo verso est. Nel biennio 2004/05 i Quindici potrebbero accogliere fino a dieci nuovi membri, secondo lo scenario tracciato dall'Economic Research & Consulting del Credit Suisse. Intanto il previsto allargamento si riflette ancora come fattore d'instabilità sul corso dell'euro, rileva il Credit Suisse in occasione di una tavola rotonda tenuta lunedì.

Sono in corso trattative con dodici Stati. L'UE ha indicato dieci paesi per la prima tornata d'adesioni: Estonia, Lettonia, Lituania, Malta, Polonia, Slovacchia, Slovenia, Repubblica Ceca, Ungheria e Cipro. Soltanto per Bulgaria e Romania sono previsti fin d'ora tempi di preparazione più lunghi.

Anche i bilaterali si allargheranno a est

L'adesione all'UE comporterà l'adozione del cosiddetto «acquis communautaire», nel quale rientrano anche l'accordo di libero scambio del 1972 con la Svizzera e i sette nuovi accordi bilaterali. Secondo il Credit Suisse, nel complesso l'allargamento rappresenterà anche per la Svizzera una base migliore per i rapporti economici con una regione dinamica.

Nei paesi candidati saranno necessari cospicui investimenti ancora per molto tempo. D'altro canto il potere d'acquisto della popolazione di tali Stati crescerà. Tali fattori aumenteranno le opportunità per gli esportatori elvetici.

La partecipazione all'UE migliorerà la tutela giuridica di queste regioni come luogo di produzione. La maggiore crescita economica diminuirà d'altronde i vantaggi costituiti dalla manodopera a basso costo, osserva la banca elvetica.

Più concorrenza

Per le imprese svizzere è importante posizionarsi per tempo, soprattutto in considerazione della concorrenza in seno all'UE. I paesi che saranno accolti si orienteranno infatti sempre più verso gli attuali membri dell'Unione.

L'economia svizzera d'altro canto assisterà ad un aumento delle importazioni provenienti da tali paesi: ciò rappresenterà una pressione per le aziende elvetiche rivolte al mercato interno.

Secondo le previsioni del Credit Suisse, l'allargamento inizierà solo nel 2005, per il protrarsi dei negoziati, a causa dei dossier ancora aperti sulla politica agricola e strutturale, i più rilevanti dal profilo finanziario.

I candidati stanno recuperando dal punto di vista economico, rileva la banca elvetica, osservando che tuttavia il divario di benessere con l'UE rimane ampio e il processo di recupero lungo.

Bilancio positivo sulla stabilità

I paesi in questione sono riusciti a migliorare considerevolmente la stabilità politica. Sono diminuiti i tassi d'inflazione, un aspetto onorato anche dai mercati finanziari, rileva il Credit Suisse, citando ad esempio lo scarto dei rendimenti delle obbligazioni di Stato polacche, della Repubblica ceca e ungheresi, assottigliatosi rispetto alle obbligazioni federali tedesche.

Per il secondo passo, ossia l'adesione all'Unione monetaria europea, i futuri nuovi membri dell'UE dovranno rispettare i criteri di convergenza di Maastricht. Da questo punto di vista, la loro situazione attuale in parte è già più confortevole rispetto a quella dei paesi dell'Europa meridionale all'inizio degli anni '90, osserva la grande banca. Per adeguarsi alla nuova realtà, sarà necessario riformare la Banca centrale europea, semplificando il processo decisionale, osserva il Credit Suisse.

swissinfo e agenzie


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