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Un coach personale per i papà

Il coach per padri dà consigli anche su come gestire il tempo libero con i figli Keystone

In Svizzera cresce il numero di uomini che desiderano consacrare più tempo alla famiglia. Ma, in molti casi, mancano i presupposti affinché ciò sia possibile.

Questo contenuto è stato pubblicato il 01 luglio 2006 - 10:13

Due associazioni nel canton Berna propongono alle coppie – e soprattutto agli uomini – un servizio di consulenza per imparare a meglio conciliare vita di famiglia e attività professionale.

Al giorno d'oggi, lo schema tradizionale della famiglia dove ad occuparsi dei figli è prevalentemente la donna sta lentamente cambiando. "Non solo per l'aumento del numero di divorzi, ma anche perché da un lato un numero crescente di madri rivendica la possibilità di fare carriera e dall'altro sempre più uomini vogliono investire maggiormente nel loro ruolo di padre", sostiene Andreas Koch, collaboratore presso il centro di competenza svizzero in materia di conciliazione fra vita familiare e professionale UND.

Voglia di famiglia

Nell'ambito della sua attività professionale, Koch si sforza di sensibilizzare i privati, le imprese e il mondo politico sull'importanza di promuovere l'adozione di misure in favore delle famiglie sul posto di lavoro.

Ma, spiega, «conciliare questi due mondi non è sempre facile. Soprattutto per i padri, che spesso non sono capiti nel loro desiderio di passare più tempo con la famiglia».

Eppure la richiesta in tal senso non manca. Secondo uno studio sul tempo parziale condotto dall'ufficio BASS («Büro für arbeits- und sozialpolitische Studien») di Berna infatti, un uomo su sei sarebbe interessato a ridurre il proprio orario di lavoro per occuparsi dei figli.

In pratica però, in base alle cifre raccolte dalla Commissione federale di coordinamento per le questioni familiari, nel 2004 il 91% degli uomini attivi lavorava al 100%.

Vantaggi per i datori di lavoro

Offrire agli uomini (e alle donne) la possibilità di meglio conciliare vita privata e professionale è nell'interesse non solo della famiglia, ma anche dello stesso datore di lavoro.

Lo rivela un'inchiesta - pubblicata lo scorso mese d'ottobre dall'istituto basilese Prognos su mandato del Dipartimento federale dell'economia e di alcune importanti ditte elvetiche – da cui risulta che le imprese che adottano una politica in favore della famiglia (congedi paternità, asili nido, lavoro a tempo parziale, job-sharing, telelavoro, ecc.) registrerebbero un ritorno immediato sull'investimento dell'8%.

Tale politica permette in effetti di realizzare risparmi in vari ambiti, da quelli legati alle nuove assunzioni, a quelli connessi alla nuova ripartizione dei compiti o alla formazione di nuovi quadri esterni.

Prendendo spunto dai risultati positivi di questo studio, il consigliere federale Joseph Deiss ha affermato che conciliare lavoro e famiglia è una priorità politica per il governo federale. Al contempo ha però anche dovuto constatare che, siccome questo compito spetta essenzialmente alle ditte, resta ancora molto da fare. «In Svizzera esistono imprese pioniere nel settore, ma la maggior parte deve ancora compiere miglioramenti sostanziali», ha affermato.

Consulenza per coppie e papà

Per insegnare al singolo individuo come affrontare con il proprio datore di lavoro la problematica della conciliazione fra professione e famiglia, l'istituto «UND» e il centro di consultazione donna e lavoro «frac» mettono a disposizione un apposito «coach».

«Ci siamo resi conto che troppe coppie, ma in particolare gli uomini, sono prigionieri di vecchi schemi della famiglia e non sanno come agire per fare accettare la loro volontà di occuparsi maggiormente dei propri figli», spiega Andreas Koch.

La consulenza offerta si prefigge non solo di incoraggiare il lavoratore a fare valere i propri interessi in seno all'azienda, ma anche di fornirgli consigli utili su come gestire al meglio la propria vita di persona attiva con famiglia.

Il centro nella città bilingue di Bienne è il primo a proporre questo servizio in francese. Nella Svizzera tedesca invece, simili istituzioni esistono già da anni a Basilea, Berna, Zurigo e Lucerna.

Soluzioni ad hoc

Le informazioni fornite dal consulente vanno dalle possibilità di custodia dei bimbi (organizzare le mamme di giorno, gli asili nido, ecc.), alla ricerca di un piano di lavoro che tenga conto della vita di famiglia (tempo parziale, orario di lavoro flessibile), fino alla gestione del proprio budget o del tempo libero.

Non mancano però nemmeno i consigli su come svolgere i lavori di casa o su come suddividersi i vari compiti all'interno della coppia.

«Non esiste un modello ideale da seguire. Bisogna adattare la consulenza ai bisogni del singolo individuo e del suo nucleo famigliare», sottolinea il 'coach'.

Con questo progetto, le due associazioni promotrici si rivolgono non solo i lavoratori, ma anche ai loro datori di lavoro. «Occorre la volontà di tutti gli attori per sperare di fare evolvere una situazione per il momento ancora troppo statica», conclude Koch.

swissinfo, Anna Passera

Fatti e cifre

Nel 2000, le coppie in Svizzera in cui entrambi i partner esercitavano un'attività lucrativa erano il 51% del totale, mentre quelle con un solo membro attivo erano il 43%.
Nel 2004, meno di 1 uomo su 10 lavorava a tempo parziale, contro 1 donna su 2.
I 2/3 del lavoro non retribuito (in particolare del lavoro domestico e di cura) è svolto dalle donne.

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In breve

In Svizzera il congedo paternità dipende dal datore di lavoro e varia in media da 1 a 3 giorni.

Lo scorso mese di settembre, Swisscom ha introdotto il diritto a due settimane di congedo per i padri.

Italia: diritto a 3 mesi di congedo fino all'ottavo anno d'età del bimbo, pagati al 30% del salario se presi prima dei tre anni.

Francia: diritto a due settimane con il 100% di salario, limitato a 2432 euro mensili fino a tre anni supplementari non pagati.

Germania: tre anni di congedo non pagati.

Norvegia: madre e padre possono dividersi un totale di 43 settimane pagate al 100% del salario, con un limite annuo di 42'000 euro.

Svezia: padre e madre si dividono 480 giorni di congedo, di cui 390 pagati all'80%, limitato a un salario annuo di 32'000 euro.

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