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Un memorandum tra Svizzera e Nigeria

Manifestazione di protesta a Berna dopo la morte di un giovane nigeriano in attesa di rinvio coatto avvenuta il mese di marzo scorso all’aeroporto di Zurigo.

(Keystone)

I due Stati hanno raggiunto un accordo in materia di migrazione. Lunedì, la ministra di giustizia e polizia svizzera e il ministro degli affari esteri nigeriano hanno firmato un memorandum d'intesa.

I nigeriani sono il gruppo nazionale di richiedenti l’asilo più numeroso in Svizzera. Nel 2010, 1969 cittadini dello Stato africano hanno depositato una domanda d’asilo in Svizzera. Sono il 13% di tutte le domande.

Sono tuttavia pochi quelli che ottengono il diritto d’asilo. Nel 2009 – per esempio – è stato concesso ad uno soltanto, sei altre persone, la cui richiesta era stata respinta, hanno ottenuto invece un’ammissione provvisoria.

I motivi di questa situazione sono molteplici. Stando a Beat Meiner, segretario generale dell’Organizzazione per l’aiuto ai rifugiati (Osar), i richiedenti l’asilo nigeriani raccontano sempre le stesse storie durante la procedura di asilo, «realtà brevi, stereotipate e non credibili» e non la loro vera biografia.

Nel maggior numero dei casi, il rifiuto di entrata in materia è giustificato. «Probabilmente, le decisioni negative prese sulla base di queste storie sono giuste. Anche i collaboratori delle associazioni di aiuto ai rifugiati, che assistono ai colloqui con le autorità, sono di questo parere», afferma Meiner.

Legati e sotto scorta

La maggior parte dei richiedenti l’asilo raggiungono la Svizzera senza passaporto. Nel caso di un rifiuto, la Confederazione si trova di fronte a vari problemi. I paesi di provenienza dei richiedenti l’asilo, infatti, accettano il loro rimpatrio soltanto se la loro identità e quindi anche la loro cittadinanza è stata accertata.

I rimpatri sono problematici anche perché avvengono in maniera coatta. Sui voli speciali, i richiedenti l’asilo respinti vengono spesso ammanettati con dei lacci e sono sotto scorta.

Inoltre, i rimpatri forzati non sono sempre coronati da successo. Anzi, a volte falliscono poiché le autorità locali negano il permesso di atterraggio. I velivoli sono così costretti a fare ritorno in Svizzera con ancora tutti i passeggeri a bordo.

Un sogno costato la vita

Le espulsioni coatte sono balzate negli ultimi anni sulle prime pagine dei giornali. Nel 1999 – per esempio – è stata la morte del palestinese Khaled Abuzarifa, soffocato durante il rimpatrio, a far gridare allo scandalo.

Nel 2001, l’uso della forza da parte di un’unità speciale della polizia del canton Vallese ha causato la morte per asfissia del nigeriano Samson Chukwu. Nel marzo del 2010, l’espulsione forzata ha causato un’altra vittima: un 29enne nigeriano, morto dopo che quest'ultimo era stato ammanettato con la forza.

A seguito di questo ultimo decesso, l’Ufficio federale per la migrazione (UFM) ha sospeso tutti i voli speciali. Questi ultimi sono ripresi il 19 gennaio di quest’anno, anche a destinazione della Nigeria, dopo che i voli verso altri paesi erano stati ripristinati già nel mese di maggio del 2010. A bordo del velivolo diretto a Lagos c’erano tre persone che rifiutavano di partire con un volo di linea.

Osservatori esterni

Davanti ai rappresentati dei media, la ministra di giustizia e polizia elvetica Simonetta Sommaruga, ha affermato che sono previsti altri rimpatri forzati verso la Nigeria, senza fornire tuttavia altre indicazioni sui tempi dell’attuazione di tale misura.

Dal gennaio 2011, le operazioni di espulsione forzata di richiedenti l’asilo sono seguite da un osservatore neutrale. Si tratta di una nuova misura contemplata in una direttiva dell’accordo di Schengen/Dublino. Finora, tuttavia, la Svizzera non ha ancora trovato dei collaboratori esterni. La Croce rossa svizzera ha infatti declinato l’invito di mettere a disposizione degli osservatori.

Stando alla consigliera federale Sommaruga, la Confederazione intende impiegare gli osservatori nei voli speciali a partire dalla metà dell’anno. Intanto, l’UFM sta esaminando le candidature, ha affermato la ministra di giustizia e polizia elvetica.

Incentivi finanziari

Stando alle indicazioni del vicedirettore dell’UFM Gottfried Zürcher, durante questo periodo transitorio i voli speciali saranno seguiti dai rappresentanti della commissione nazionale per la prevenzione della tortura.

Il primo rimpatrio forzato verso la Nigeria, avvenuto il 19 gennaio 2011, è stato organizzato, con la partecipazione della Svizzera e sotto l’egida dell’Austria, dall’Agenzia europea per la gestione della cooperazione operativa alle frontiere esterne degli Stati membri dell’Unione europea (Frontex).

Il ministro degli esteri nigeriano Odein Ajumogobia si augura che il memorandum siglato con la Svizzera possa evitare la morte di altri richiedenti l’asilo. Al fine di scongiurare epiloghi tanto drammatici sarà necessario trovare il modo di convincere i cittadini nigeriani a rientrare autonomamente nel loro paese d’origine.

Per favorire questa soluzione, la Svizzera intende sostenere finanziariamente il rimpatrio indipendente dei richiedenti l’asilo espulsi e il loro reinserimento in Nigeria.

Il partenariato in materia di migrazione – il primo siglato dalla Svizzera con uno Stato africano – contempla anche altre misure. I due paesi – tra l’altro – si auspicano di istituire una collaborazione a lungo termine e di realizzare iniziative e progetti comuni, fra i quali anche scambi di esperienze nei settori dell’istruzione e della formazione.

Direttive dell’Unione europea

Le norme Ue sul rimpatrio degli immigrati illegali e ai richiedenti l’asilo respinti vengono concessi dai 7 ai 30 giorni di tempo per andarsene volontariamente.


La detenzione è prevista solo se sussiste il pericolo di fuga.

Il periodo di detenzione, di regola, non dovrebbe superare i sei mesi.

Una proroga di altri 12 mesi è possibile, se il rimpatrio è difficoltoso dalla «mancata cooperazione da parte del cittadino di un paese terzo» o dai «ritardi nell’ottenimento della necessaria documentazione dai paesi terzi».

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Legge svizzera sull'asilo

La legge sull'asilo, accettata dal popolo svizzero nel settembre del 2006, non prevede più assistenza sociale per i candidati all'asilo respinti.


Il periodo massimo di detenzione in attesa di un rimpatrio forzato è fissata a 24 mesi (nella legge precedente erano 12).

È esclusa l'accoglienza per motivi umanitari. Il ricongiungimento familiare e il permesso di lavorare in caso di una decisione provvisoria sono facilitati.

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(traduzione dal tedesco, Luca Beti), swissinfo.ch


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