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Un voto che lascia perplessa anche la Svizzera

Il presidente francese Chirac, grande sconfitto del referendum, sulle prime pagine dei giornali svizzeri

(swissinfo.ch)

Per la stampa svizzera il NO del referendum francese è un voto contro l'élite politica, ma anche contro un'Europa che suscita insicurezza e incomprensione.

Tra i commenti emerge l'incertezza sul futuro di un'Unione europea, che sta attraversando una delle sue più grandi crisi.

«È più di una sconfessione», sostengono la Tribune de Genève e 24 Heures. «È quasi uno schiaffo per Jacques Chirac, per il governo, il Partito socialista e tutti coloro che ritenevano sufficiente uno sforzo pedagogico per convincere i cittadini ad adottare il Trattato».

«Una sberla anche per gli altri 24 Stati dell'Unione europea, che non avrebbero immaginato, 6 mesi fa, un responso simile da parte di uno dei membri fondatori, uno dei pilastri della comunità».

«Per poter sopportare il colpo», prosegue il commentatore dei due giornali romandi, «i dirigenti francesi potrebbero chiedere consiglio ai loro colleghi svizzeri, abituati a questo tipo di traumi da voto popolare».

Incuria politica

«Il nemico non era Bruxelles, ma l'esasperazione, la diffidenza e l'inquietudine che hanno cancellato la voce della ragione», ritiene invece Le Temps, secondo il quale «il progetto europeo paga pesantemente la fattura di un decennio di incuria politica francese».

«Il rigetto è un tale macedonia di frustrazioni, paure e rivendicazioni contraddittorie da non lasciar intravedere nessun impulso, se non quello dello status quo. Come molti voti oggi in Europa e in Svizzera, questo NO protesta senza proporre, rifiuta senza aderire. È impossibile trarne una lezione chiara, se non quella di una crisi tra le élite e il popolo», osserva ancora il quotidiano romando.

Il NO di Asterix

«Asterix ha detto NO», ironizza la Neue Zürcher Zeitung. «I Romani, i Brussellesi e gli altri sono costernati. Sono pazzi questi Galli».

Anche per il giornale zurighese, i francesi hanno colto l'occasione per «lanciare un avvertimento a Chirac e al suo governo». Il risultato del referendum rientra però anche in un «sentimento generale di insicurezza».

Un'insicurezza e una paura sollevata da numerosi fattori: la globalizzazione, il dominio americano, l'Islam, la Turchia che bussa alle porte dell'UE, la soppressione delle frontiere, la concorrenza dell'Europa orientale, la direttiva Bolkenstein sul settore dei servizi.

Troppe paure da un lato, mentre dall'altro le ragioni per un SI erano troppo deboli, fa capire la NZZ. «La Costituzione europea non era abbastanza attrattiva: un testo di 300 pagine, scritto in uno stile poco appassionante da giuristi e burocrati. Troppo lungo, troppo noioso. E soprattutto incapace di stimolare lo spirito di identità dei cittadini europei».

I timori vengono a galla

«In un'Europa unita, dove la precarietà è entrata di prepotenza anche in paesi come la Francia, abituati per anni alla sicurezza offerta da collaudati sistemi economico-sociali, è chiaro che prima o poi i timori e la rabbia per un futuro incerto sarebbero venuti a galla», rileva anche il Corriere del Ticino.

«Tra le varie correnti politiche che hanno fatto campagna per il NO figurano anche europeisti convinti, delusi da come il processo d'integrazione europea sia stato portato avanti in questi ultimi anni».

«In particolare vi è chi accusa l'élite politica di aver preso in scarsa considerazione il parere dell'opinione pubblica, non solo nella stesura della Costituzione, ma anche in svolte altrettanto importanti, come l'allargamento verso Est».

Arroganza suicida

«I francesi hanno rimandato la Costituzione europea al mittente, con l'indicazione 'respinta'. La ragione va ricercata non tanto nel contenuto o nella forma del testo, ma piuttosto nel contesto politico, sociale ed economico», sostiene la Basler Zeitung.

«Responsabili del fiasco sono soprattutto i dirigenti parigini che hanno spinto il popolo verso questo voto con un'arroganza suicida, come se vi fosse soltanto una risposta possibile».

Ma, per il quotidiano basilese, non vi è comunque da attendere ora una sollevazione generale del popolo contro la burocrazia e l'onnipotente globalizzazione. Resterà soltanto la consolazione di «aver dato una lezione a quelli che comandano».

Comprensione per la Svizzera

Per il Bund, il voto francese costituisce «il più drammatico rovescio mai subito finora dall'Unione europea».

E cio che conta, osserva il giornale bernese, è che il «verdetto del popolo francese non è il frutto di un colpo di testa, ma di un dibattito intenso. Questo fatto rende un peso ancora maggiore al risultato del referendum».

La situazione per l'Unione europea può essere definita critica, dal momento che il responso proviene dal «paese che ha preso l'iniziativa di riconciliarsi con la Germania e di lanciare il progetto europeo, il paese che rappresenta una locomotiva dell'integrazione», aggiunge il Bund.

«L'Unione europea non crollerà. Ma la Costituzione è sicuramente morta. E molti suoi progetti, come quello dell'integrazione della Turchia, non sono più a portata di mano».

«Il NO francese», conclude la testata bernese, «non porterà ad una rapida democratizzazione dell'Unione europea. Ma in futuro, i dirigenti europei avranno forse un po' più di comprensione per gli imprevedibili meccanismi della democrazia diretta svizzera».

swissinfo, Armando Mombelli

Fatti e cifre

Nel referendum tenuto domenica, i francesi hanno respinto il progetto di Costituzione europea con il 54,87% di voti contrari.
Il tasso di astensionismo è stato del 30,26%.
La Costituzione è stata accettata nelle principali città francesi, salvo Marsiglia. A Parigi ha ottenuto il 66% di voti favorevoli.
Finora 9 paesi membri dell'Unione europea hanno accettato il Trattato costituzionale. Per poter entrare in vigore, il testo dovrebbe venir ratificato entro l'ottobre 2006 da tutti gli Stati membri.

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