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Una camomilla per il franco svizzero

La Banca nazionale svizzera è intervenuta ancora una volta abbassando i tassi di riferimento per ridurre l'attrattività del franco svizzero

(swissinfo.ch)

Negli scorsi giorni, il corso dell'euro contro il franco è sceso al di sotto della soglia di 1,46 franchi. Giovedì la reazione della Banca nazionale svizzera.

La Banca nazionale svizzera (BNS) ha reagito al recente rafforzamento del corso del franco con un allentamento della sua politica monetaria. La fascia di oscillazione del Libor a tre mesi, il principale tasso di riferimento dell'istituto di emissione, passa così allo 0,75 - 1,75 %.

La mossa odierna rappresenta il secondo taglio dei tassi in sei mesi da parte della banca centrale effettuato esplicitamente per contrastare il rialzo del franco. L'incremento del corso della valuta elvetica ha effetti analoghi sull'economia a quelli di una politica monetaria restrittiva, osserva Werner Abegg, portavoce della BNS. Con l'abbassamento dei tassi, la BNS cerca di creare un contrappeso.

Un corso dell'euro inferiore a 1,50 franchi è considerato troppo debole per l'industria svizzera orientata alle esportazioni. La divisa elvetica ha ritrovato il suo ruolo di moneta rifiugio, osservano gli specialisti del mercato dei cambi. Il rialzo di questa settimana è dovuto però essenzialmente al dato sull'inflazione per il mese di aprile, passato all'1,1% su base annua, contro lo 0,5% di marzo.

Moneta rifugio

Da tempo il franco è ricercato come porto sicuro, tenuto conto delle tensioni in Medio Oriente. Inoltre i piani dell'allargamento dell'Unione europea ad est pesano sull'euro, osserva Roland Duss, analista presso la banca privata ginevrina Ferrier Lullin & Cie.

Gli investitori ripiegano verso valori sicuri e il franco non è l'unico indicatore di tale fenomeno: l'oro mercoledì al fixing era a 308,3 dollari l'oncia, contro 278 a inizio anno.

Secondo Duss, l'euro rischia quindi di indebolirsi ulteriormente rispetto al franco svizzero «fino a 1,42 franchi a fine anno». Bernard Lambert, analista presso la banca Pictet & Cie, e Jean-Luc Lederrey, della Banca cantonale di Ginevra (BCGe), si attendono invece un euro stabile a 1,46-1,47 franchi.

Pochi rischi inflazionistici

Gli operatori si attendevano la reazione da parte della Banca nazionale svizzera (BNS). A fine marzo l'istituto di emissione aveva già deciso una mossa, riducendo il tasso per le operazioni pronto contro termini. Ora una nuova riduzione della fascia di oscillazione del Libor.

La BNS può agire senza rischi: non ci sono pressioni inflazionistiche in Svizzera. Il balzo registrato dal rincaro in aprile deriva principalmente da «distorsioni statistiche», afferma Lambert.

In calo anche il dollaro

D'altro canto la forza del franco ha anche risvolti positivi sul rincaro, dato che preme sui prezzi delle importazioni, rammenta Lederrey. «Ciò che disturba sono i forti balzi dei cambi», prosegue l'analista della BCGe. Il vigore del franco non dovrebbe minacciare la ripresa della congiuntura elvetica.

D'altro canto alla debolezza dell'euro si è aggiunta anche la flessione del corso del dollaro: la divisa USA giovedì verso le ore 16.00 era a quota 1,6133 franchi, contro 1,70 alcune settimane fa. Gli USA assorbono circa il 10 % dell'export elvetico. Il partner commerciale di gran lunga più importante per la confederazione rimane l'Ue.

Reazioni positive

L'economia, i sindacati e gli analisti hanno accolto positivamente la decisione della Banca nazionale svizzera (BNS) il margine di fluttuazione del Libor.

L'industria svizzera delle macchine è molto soddisfatta. Da tempo Swissmem, l'associazione dei costruttori di macchine, reclamava una maggiore considerazione da parte della BNS dell'andamento del rapporto tra franco ed euro. «Il nostro settore è fortemente dipendente dall'export nella zona euro», osserva Dorothea Tiefenauer, portavoce di Swissmem.

Secondo un sondaggio realizzato dall'organizzazione, l'80 per cento delle imprese del settore hanno registrato un'erosione dei margini nel 2001 a causa del rafforzamento del franco.

Per Rudolph Walser, economista presso l'organizzazione padronale economiesuisse, la decisone di tagliare mezzo punto è giusta. L'esperto deplora tuttavia che sia giunta ora e non in marzo. Anche l'Unione sindacale svizzera (USS) saluta la mossa della BNS, volta a non lasciar cadere l'euro al di sotto della soglia di 1,46 franchi. «Una riduzione di tale entità è un chiaro segno della determinazione della Banca nazionale a non permettere alla forza del franco di stroncare la crescita economica», sottolinea Serge Gaillard, segretario centrale dell'USS.

swissinfo e agenzie


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