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Una vittoria della destra che in Europa inquieta

Per il tedesco "Spiegel" in Svizzera non si è assistito a una rivoluzione: "Il sistema svizzero della concordanza continuerà a reggere"

(swissinfo.ch)

Malgrado gli occhi della stampa internazionale fossero puntati soprattutto sulla Polonia, i risultati delle legislative svizzere hanno trovato una certa eco anche all'estero.

Alcuni quotidiani sono inquieti per la vittoria del «populista e xenofobo» Christoph Blocher. Parte della stampa tedesca sottolinea dal canto suo il desiderio di chiarezza degli elvetici.

Dopo l'interesse mediatico suscitato dall'accesa campagna elettorale svizzera – ed in particolare dal controverso manifesto delle pecore bianche che gettano fuori dal paese lo straniero criminale simbolizzato da una pecora nera – la stampa internazionale non ha mancato di sottolineare lunedì la forte progressione di quella che «Le Monde» definisce la «destra ultranazionalista».

I risultati delle elezioni di domenica hanno dimostrato che «sempre più svizzeri preferirebbero avere un governo orientato in una precisa direzione piuttosto che una super-coalizione», scrive da parte sua il quotidiano tedesco «Süddeutsche Zeitung».

Concordanza vacilla?

«La concordanza – titola il giornale di Monaco di Baviera – a lungo termine vacilla».

Un avviso che l'«Handelsblatt» di Amburgo non condivide completamente: credere che la polarizzazione crescente della Svizzera porterà alla fine della concordanza «sarebbe una conclusione sbagliata». Il sistema politico svizzero è infatti unico, dopo le elezioni i cittadini hanno la possibilità di rimettere in questione le loro decisioni in altre votazioni, sostiene la testata tedesca.

Il giornale sottolinea anche l'assenza sempre più importante dei contenuti nel dibattito politico e l'aumento della personalizzazione della politica. «La conseguenza è che la supremazia rumorosa, semplificatrice, senza vergogna e provocatrice vince, perché promette il successo», osserva.

Una messa in guardia per l'Europa

L'UDC «lo ha dimostrato con la sua campagna elettorale apertamente ostile agli stranieri e con il dominio dei media da parte del suo ministro della giustizia e agitatore verbale Christoph Blocher», scrive ancora l'«Handelsblatt».

Da parte sua, la «Stuttgarter Zeitung» mette in guardia da ciò che ritiene essere il pericolo dei risultati del primo partito svizzero. «In un paese nel quale si sente parlare molto lo svizzero tedesco nelle moschee (intendendo con ciò che i musulmani sono tutto sommato ben integrati nel paese, ndr) l'UDC ha vinto grazie ad un'iniziativa popolare contro la costruzione di minareti, nonché grazie agli avvertimenti contro una islamizzazione e l'avanzata della sharia islamica». Il risultato delle elezioni deve essere una «messa in guardia per l'Europa», conclude.

Il «Corriere della Sera» rileva dal canto suo che la Svizzera domenica è diventata un «paese normale». Il fossato che separava la Svizzera tedesca da quella francese o quella di lingua italiana è ormai superato: come in quasi tutto il mondo, il paese è diviso ora in due campi politici distinti.

Un po' dappertutto viene stigmatizzata la campagna «populista e antistraniera» portata avanti dall'Unione democratica di centro.

«Intolleranza elvetica», titola la testata spagnola «El Pais», sottolineando la minacciosa vittoria di un partito xenofobo, mentre il portoghese «Diario de Noticias» scrive che grazie a una campagna razzista la destra ha vinto le elezioni.

La Svizzera gioca a farsi paura

Per il quotidiano belga «Le Soir», la Svizzera «è da una quindicina d'anni uno dei laboratori per i populisti», mentre per il francese «Libération» Christoph Blocher con il suo trionfo di domenica ha vinto un'altra scommessa: «Miliardario, patron di un gruppo transnazionale, è riuscito a far dimenticare ai suoi elettori spaventati che il suo vangelo è sì xenofobo, ma prima di tutto ultraliberale».

Con un reportage dal villaggio friburghese di Gruyère, famoso per il suo formaggio, il francese «Le Figaro» presenta dal canto suo un ritratto di un paese ripiegato su sé stesso, il cui principale sbocco economico è rappresentato però dall'Unione Europa. «Una schizofrenia 100% made in Switzerland», commenta il foglio.

Christoph Blocher ha contribuito ampiamente a sviluppare «questo eczema molto psicologico», spiega «Le Figaro», che però relativizza: «Questa immagine di una Svizzera xenofoba spaventa due svizzeri su tre, che non si riconoscono nell'immagine di un paese ripiegato su sé stesso, ostile all'Europa e al Terzo mondo».

«Consegnandosi a un provocatore – conclude Le Figaro – la Svizzera, che odia i conflitti, dà l'impressione di voler improvvisamente giocare a farsi paura. La verità è che si interroga sulla sua capacità ad accettare i cambiamenti del mondo».

swissinfo e agenzie

(swissinfo.ch)


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