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Università della Svizzera italiana, esempio di ateneo plurilingue

L'entrata principale del campus universitario di Lugano

(Keystone)

Congresso, venerdì a Lugano presso la sede ll'Università della Svizzera Italiana, sulle opportunità dell'insegnamento accademico plurilinguistico.

Gli atenei svizzeri dovranno sempre di più praticare il plurilinguismo. All'immagine dell'Università della Svizzera italiana, citata in esempio venerdì a Lugano durante un colloquio sul tema organizzato dall'Accademia svizzera di scienze morali (ASSM) in occasione della sua assemblea annuale.

Ponte culturale

"La politica linguistica pratica all'Università della Svizzera italiana (USI) è basata sul suo specifico ruolo di ponte tra diverse culture e sul flusso dei suoi studenti e dei suoi insegnanti", ha detto - in francese però - il professore Eddo Rigotti, direttore dell'Istituto linguistico-semiotico della Facoltà di scienze della comunicazione dell'USI. "Il plurilinguismo praticato nel nostro ateneo fin dalla sua fondazione rispecchia la sua funzionalità e la sua cultura nel territorio locale."

Per il professor Rigotti, "il plurilinguismo è essenziale in un'università di frontiera e dove allievi e professori parlano più lingue". Grazie a quella sua particolarità, l'USI si è aperta senza problema sia al resto della Svizzera che all'Italia ed a altri paesi europei: "è la ragione del suo successo" ha aggiunto Eddo Rigotti.

L'italiano resta la lingua ufficiale...

Plurilinguismo esemplare quindi quello dell'USI che però, come lo ha anche sottolineato il Professor Marco Baggiolini, presidente dell'ateneo, in apertura del colloquio consacrato a "Lingue e produzione del sapere", è dovuto alla situazione diversa delle facoltà di Lugano e Mendrisio rispetto ad altre università svizzere nelle quali, oltre alla lingua locale, predomina l'inglese.

"All'USI" ha spiegato Marco Baggiolini, la lingua ufficiale è ovviamente l'italiano: 69% degli studenti sono italofoni (46% di ticinese, 23% di italiani) come lo sono anche 61% dei docenti (39%italiani e 22% ticinesi)". Eccezion fatta dell'italiano e contrariamente a quanto praticato nelle altre università svizzere, non si pratica soltanto l'inglese - idioma privilegiato per gli scambi internazionali e in seno alla Facoltà di economia - ma anche, e in ugual misura, il tedesco e il francese.

...ma gli oratori l'hanno trascurata

Detto ciò, nessuno degli intervenuti al colloquio, organizzato nell'aula magna del campus di Lugano al termine dell'assemblea annuale dell'ASSM, si sono espressi nella lingua di Dante. Non lo hanno ovviamente fatto gli ospiti del resto della Svizzera o dell'estero - come la vice-presidente dell'ASSM, la professoressa neocastellana Anne-Claude Berthoud, appassionnata sostenitrice del plurilinguismo nelle università o il professore Claude Springer dell'Università di Strasburgo - ma non la hanno neppure fatto i ticinesi Marco Baggiolini, Eddo Rigotti o Lorenza Mondada. Locarnese di nascita, professoressa di linguistica presso l'Università Lumière di Lyon 2 (Francia), ha però la scusa di essere "emigrata" da piccola. E' comunque stata l'unica a salutare in italiano.

In buona sostanza tutti i relatori sono stati concordi nel dire che l'inglese non deve prendere il sopravvento nelle università svizzere. Nel citare gli esempi di atenei in Francia e in Germania, i professori Claude Springer e Konrad Ehlich dell'Università di Monaco di Baviera, sono giunti alla conclusione che il plurilinguismo deve essere sviluppato anche se è inequivocabile il fatto che l'inglese continua a giocare un ruolo di rilievo nell'ambito scientifico.

Al termine dei diversi interventi, una tavola rotonda ha posto l'accento sul tema delle lingue nella ricerca. Sono intervenuti alcuni rappresentanti dei programmi del Fondo nazionale per la ricerca (FNS). Tra loro il professor Daniel Paunier, direttore dell'Istituto di archeologia e di storia antica dell'Università di Losanna e presidente della divisione 1 (scienze umane e sociali) del FNS: l'inglese è e rimarrà importante nelle attività del FNS ma, sono sempre di più utilizzate le lingue nazionali. E' il caso per le nostre pubblicazioni e per le domande che ci sono sottoposte. Il Fondo nazionale per la ricerca scientifica difende e difenderà il mantenimento delle lingue ufficiali."

Gemma d'Urso, Lugano


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