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Università lontane dalle richieste del mercato

Per il Credit Suisse, le università svizzere formano, ma non al lavoro

(Keystone)

Il sistema universitario svizzero non risponde alle esigenze degli studenti e del mercato del lavoro. Lo dice un recente studio su ricerca ed innovazione in Svizzera.

Realizzato dal Credit Suisse, lo studio raccomanda una serie di riforme per generare concorrenza tra le università e incoraggiare gli studenti a scegliere corsi che offrono sbocchi professionali.

I risultati dello studio pubblicato da uno dei maggiori istituti bancari elvetici non rappresentano certo un fulmine a ciel sereno. Le voci critiche che si alzano da vari settori dell'industria si stanno facendo sempre più forti: in Svizzera si starebbe assistendo ad una seria perdita di competenze. Il governo, dal canto suo, ha deciso di affrontare la situazione aumentando gli investimenti nella formazione e nel settore della ricerca e sviluppo (R&S).

«Nonostante il numero degli iscritti alle università sia in aumento, c'è ancora una cronica insufficienza di diplomati con una specializzazione nei campi della tecnica e delle scienze naturali», si legge nello studio.

In Svizzera mancano dai 1500 ai 5000 specialisti, un problema che negli ultimi mesi ha preoccupato non poco l'industria orologiera e Swissmem, l'associazione mantello dell'industria metalmeccanica ed elettrica svizzera.

Per contrastare questa situazione, il Credit Suisse propone delle riforme a tre livelli. Il primo riguarda i costi della formazione: ogni istituto dovrebbe rendere pubblici i costi effettivi dei corsi che offre.

Il secondo livello è quello dell'efficienza: vanno stabiliti dei criteri che permettono di misurala, come ad esempio il rilevamento del numero di diplomati che trova in fretta un lavoro o la comparazione dei programmi di accompagnamento (mentoring).

Il terzo livello punta ad incoraggiare le università affinché spingano più studenti a scegliere corsi di scienze esatte e naturali o corsi con un indirizzo tecnico. Questo obiettivo può essere raggiunto offrendo ai giovani informazioni sulle richieste a medio termine del mercato del lavoro.

Domanda e libertà

«Queste riforme dovrebbero introdurre una maggiore trasparenza e obbligare le università ad essere più concorrenziali», spiega a swissinfo Petra Huth, ricercatrice presso il Credit Suisse.

Per l'Università di Zurigo – che difende la sua offerta di corsi – le proposte del Credit Suisse non guardano sufficientemente in là.

«La scienza e la ricerca sono la base del nostro futuro», afferma la portavoce dell'ateneo zurighese Christina Hofmann. «Dobbiamo avere una prospettiva di trasmissione del sapere a lungo termine e non solo concentrarci su obiettivi ristretti e a breve termine, come quello di rispondere ai bisogni immediati del mercato del lavoro».

«Per noi la libertà di ricerca e formazione è fondamentale», continua la Hofmann. «Ognuno deve essere libero di studiare ciò che lo interessa. Tuttavia, ciò non significa che non collaboriamo con l'industria e che non offriamo dei corsi pratici che permettono di acquisire le competenze maggiormente richieste dal mercato».

Investimenti

Il mese scorso, il governo elvetico ha accettato la proposta di aumentare di 3,4 miliardi di franchi i finanziamenti all'educazione e alla ricerca. In totale, per il periodo 2008-2011, dovrebbero essere stanziati 21,2 miliardi di franchi. Il parlamento discuterà di questa proposta nel corso dell'anno.

Sempre a gennaio, l'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE) ha pubblicato uno studio che metteva in questione gli investimenti svizzeri nell'educazione.

«Comparato a quello di altri paesi, il livello medio d'investimenti della Svizzera nel settore R&D è basso», si legge nel rapporto dell'OCSE.

Inoltre, i ricercatori svizzeri non sarebbero spinti ad essere concorrenziali e non si attiverebbero abbastanza per condividere le competenze con partner internazionali.

«Rispondere a queste sfide non significa necessariamente aumentare gli investimenti», si legge ancora nel rapporto. «Si potrebbero massimizzare la spesa corrente e l'efficienza del già esistente settore istituzionale di ricerca e sviluppo della Svizzera».

swissinfo, Matthew Allen, Zurigo
(traduzione, Doris Lucini)

Fatti e cifre

Nel 2005, la Svizzera ha speso tre volte e mezza di più per le politiche sociali che per la formazione e la ricerca.
Stando all'OCSE, la Svizzera investe in ricerca e sviluppo il 2,57% del suo prodotto interno lordo, tanto quanto la Germania e gli Stati uniti.
Per i due terzi si tratta di investimenti privati dell'industria; lo Stato finanzia solo un terzo della ricerca, una proporzione «estremamente bassa» rispetto ad altri paesi.

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In breve

Il sistema di formazione svizzero sta affrontando una serie di cambiamenti per rimanere competitivo sul piano internazionale.

Le università hanno cominciato ad implementare la Dichiarazione di Bologna nel 2001-2002 introducendo corsi di bachelor e master. La Dichiarazione di Bologna ha l'obiettivo di armonizzare la formazione terziaria in Europa. Prevede di suddividere il cursus universitario in due passi, dove il bachelor (della durata di tre anni) rappresenta la base e il master (due anni) la specializzazione.

In Svizzera, l'educazione è di competenza cantonale. In maggio i cittadini hanno accettato una proposta del governo che prevede di armonizzare i programmi della scuola obbligatoria e di dare maggiore potere decisionale alla Confederazione.

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