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Uno scudo fiscale per la Svizzera?

Il decreto del ministro delle finanze italianoTremonti sta suscitando l'interesse di alcuni Paesi dell'UE

(Keystone Archive)

L'esperienza italiana dello "scudo fiscale" potrebbe fare scuola a livello europeo e indurre la Svizzera ad ammorbidire le disposizioni sul segreto bancario.

La Commissione non ha comunque ancora proposto un'amnistia, come quella lanciata in Italia.

"Alcuni stati membri stanno considerando diverse idee per salvaguardare i propri introiti fiscali", ha spiegato Jonathan Todd, portavoce del commissario UE.

L'esperienza italiana

Commentando notizie di stampa apparse sul "Financial Times", Todd ha confermato che martedì, durante una riunione dell'Ecofin, uno stato membro (la Gran Bretagna) ha chiesto al ministro italiano delle finanze Giulio Tremonti di spiegare l'esperienza dello scudo fiscale e di presentare un rapporto al prossimo consiglio, in programma il 3 dicembre.

Attraverso lo "scudo" l'Italia è riuscita a fare rientrare dalla Svizzera circa 30 miliardi di euro, garantendo agli investitori l'immunità e il pagamento di tasse limitate al 2,5%.

L'esperienza ha incuriosito il cancelliere inglese Gordon Brown che ha chiesto di saperne di più. In quanto centro finanziario dell'Unione, la Gran Bretagna è il paese che più di altri teme fughe di capitali all'estero.

"È una buona idea avere un documento su cui riflettere, ma per ora la cosa è limitata ad una richiesta di informazioni, non c'è nulla di più", ha sottolineato il portavoce della presidenza di turno danese della UE.

"Nell'ambito della discussione sulla fiscalità sul risparmio, Brown ha chiesto un documento sull'esperienza italiana e nessuno si è opposto». "Non ci sono proposte della Commissione europea in questo senso", ha ribadito da parte sua Todd. "Per il momento c'è solo un certo interesse da parte di alcuni Stati membri".

La Svizzera, ostacolo principale

Sul pacchetto fiscale, l'esecutivo europeo è sotto pressione: il 31 dicembre prossimo scade il mandato per concludere i negoziati con i paesi terzi per definire misure uguali o equivalenti a quelle che i Quindici dovrebbero condividere con il nuovo sistema di tassazione armonizzato, basato su uno scambio automatico di informazioni.

Il maggiore ostacolo alla chiusura dei negoziati è rappresentato dalla Svizzera, che si rifiuta di allentare il segreto bancario. Le autorità svizzere propongono una ritenuta alla fonte sui risparmi di cittadini UE non residenti, che abbia come effetto un'imposizione automatica a favore dei paesi membri dell'Unione, ma Bruxelles considera questa misura "non equivalente".

Per sbloccare le resistenze elvetiche, il commissario al mercato interno Frits Bolkestein ha anche minacciato sanzioni, tra cui una limitazione dell'attività delle banche svizzere sul territorio dell'Unione.

Banchieri svizzeri: "non abbiamo paura"

Da Berna i primi commenti su un'eventuale ammnistia sono stati rassicuranti. James Nason, portavoce dell'Associazione svizzera dei banchieri, ha detto che "ogni paese è libero di agire in piena autonomia. Rispettiamo il principio di non ingerenza negli affari interni di altri Stati".

Ad ogni modo, ha aggiunto, "non abbiamo paura. C'erano 370 banche in Svizzera prima dell'ammnistia fiscale italiana e sono sempre 370 anche dopo. Le banche elvetiche dispongono di molti 'atouts', come la stabilità politica e le competenze professionali".

Il Dipartimento federale delle finanze, dal canto suo, ha semplicemente indicato di "aver preso atto" dell'informazione: "ma non facciamo commenti".

swissinfo e agenzie

Fatti e cifre

Grazie al decreto Tremonti sono rientrati in Italia
30 miliardi di euro
A coloro che hanno dichiarato questi averi è stata concessa l'immunità fiscale e il pagamento di una tassa limitata al 2,5%
45,7 miliardi di franchi di capitali italiani in CH sono stati regolarizzati
Di questi, solo 28,3 miliardi di franchi sono stati portati fisicamente in Italia.

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In breve

Lo scudo fiscale italiano, il cosiddetto decreto Tremonti, dal nome del ministro delle finanze italiano, ha permesso di far rientrare in Italia una trentina di miliardi di euro di averi depositati illegalmente all'estero. All'interno dell'Unione europea alcuni Paesi si stanno ora interessando all'esperienza italiana. Un mezzo per colpire il segreto bancario svizzero?

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