Ursula Koch abbandona la presidenza del PS e il Consiglio nazionale

I quasi tre anni della presidenza di Ursula Koch (foto d'archivio) sono stati caratterizzati da forti tensioni in seno al Partito socialista. La diatriba è esplosa alla fine di febbraio, ma le incomprensioni covavano da tempo.

Questo contenuto è stato pubblicato il 15 aprile 2000 - 17:42

La Koch è stata praticamente contestata dal primo giorno della sua elezione. Ecco alcune date significative della crisi:

28 giugno 1997 - A Thun il congresso straordinario del PS elegge Ursula Koch alla presidenza del partito in sostituzione di Peter Bodenmann. La municipale zurighese ottiene 585 voti, cotro i 321 andati al consigliere nazionale grigionese Andrea Hämmerle, pupillo del presidente uscente.

2 dicembre 1997 - La consigliera nazionale Barbara Haering Binder si dimette dalla carica di segretaria generale del PS poiché non ha trovato il «feeling» con la Koch. Al suo posto viene elettolo storico friburghese Jean-François Steiert, fino a quel momento portavoce. Poco dopo i media parlano già di tensioni con la presidente.

24 ottobre 1998 - A forte maggioranza il congresso di Montreux conferma Ursula Koch alla presidenza, nonostante le forti critiche cui era stata sottoposta alla vigilia. Solo quattro delegati le votano contro, una ventina le astensioni.

1 maggio 1999 - Ursula Koch si fa fischiare alla festa del lavoro di Basilea per essersi pronunciata in favore dell'intervento della Nato in Kosovo.

24 ottobre 1999 - Nelle elezioni nazionali, il PS ottiene il 22,5 percento delle preferenze, (0,7 percento in più), ma viene superato dall'UDC e perde tre seggi. Ursula Koch entra in Consiglio nazionale con il secondo miglior risultato assoluto dopo Christoph Blocher. La sera della votazione, messa a confronto con proiezioni televisive estremamente negative, la Koch afferma di considerare la possibilità di dimettersi; alla luce dei risultati definitivi ritratta.

6 novembre 1999 - Andrea Hämmerle critica indirettamente la campagna elettorale promossa dalla direzione del partito.

9 novembre 1999 - Il portavoce Peter Peyer è sospeso per aver criticato la direzione e la presidente del partito.

26 novembre 1999 - Il consigliere nazionale ticinese Franco Cavalli è eletto alla presidenza del gruppo socialista alle Camere federali. Ottiene 41 voti contro i 27 andati al bernese Rudolf Strahm, che aveva l'appoggio di Ursula Koch.

19 febbraio 2000 - Il comitato direttivo si riunisce a porte chiuse in un albergo di Muri (BE) per risolvere i problemi personali. Il vicepresidente Pierre Aeby annuncia che Ursula Koch e Jean-François Steiert hanno quattro mesi per appianare le loro divergenze, altrimenti dovranno andarsene.

21 febbraio 2000 - Ursula Koch e Pierre Aeby si accusano reciprocamente di non affermare il vero sulla riunione di Muri. Aeby chiede un congresso straordinario e la partenza della Koch. Annuncia inoltre le proprie dimissioni.

22 febbraio 2000 - La consigliera nazionale sangallese Hildegard Fässler dichiara di essere pronta ad assumere la presidenza.

23 febbraio 2000 - Jean-François Steiert non esclude di dimettersi per fare chiarezza. I Giovani socialisti invitano tutto il comitato direttivo ad andarsene.

24 febbraio 2000 - Ursula Koch afferma - e lo ripeterà in una conferenza stampa due giorni dopo - che rifiuta di cedere ai tentativi di «putsch».

25 febbraio 2000 - Il comitato direttivo fissa al 4 marzo una riunione straordinaria del comitato centrale. Un gruppo di lavoro formato da Koch, Cavalli e dalla consigliera agli Stati ginevrina Christiane Brunner è incaricato di avanzare proposte di riforma delle strutture del partito.

28 febbraio 2000 - Diversi politici PS lanciano un appello alla base del partito affinché sostenga Ursula Koch. La manovra è criticata dai giovani socialisti.

3 aprile 2000 - I vertici del PS respingono la proposta di indire un congresso straordinario per risolvere i problemi personali all'interno del partito. Direzione e comitato centrale rimandano la discussione all'assemblea ordinaria di ottobre.

15 aprile 2000 - Per motivi di salute Ursula Koch si dimette con effetto immediato dalla carica di presidente del PS e dal Consiglio nazionale.

Le reazioni:
- Il presidente del Partito popolare democratico Adalbert Durrer si è detto sorpreso riguardo il momento in cui giungono le dimissioni. «Pensavo si sarebbe dimessa nel corso dell'anno», ha commentato Durrer. Il presidente del PPD si rammarica che le dimissioni siano avvenute per problemi di salute.

- Dal canto suo, il presidente del Partito liberale radicale svizzero Franz Steinegger aveva previsto le dimissioni di Ursula Koch solo per l'autunno. Egli non si attende conseguenze politiche dalle dimissioni. «Le discussioni attorno alla persona di Ursula Koch non sono mai state una faccenda politica». Secondo Steinegger si trattava solo di problemi interni al partito che toccava agli stessi socialisti risolvere.

Hanno invece reagito con un applauso i delegati UDC riuniti in assemblea ad Appenzello alla notizia delle dimissioni. Il presidente dell'Unione democratica di centro Ueli Maurer ha detto che il suo partito non ha mai lottato contro la persona Koch, ma contro la politica del Partito socialista. «Ci è indifferente chi presiede i socialisti», ha messo in chiaro Maurer.

swissinfo e agenzie

Questo articolo è stato importato automaticamente dal vecchio sito in quello nuovo. In caso di problemi nella visualizzazione, vi preghiamo di scusarci e di indicarci il problema al seguente indirizzo: community-feedback@swissinfo.ch

Condividi questo articolo