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Valanghe d'acqua nel Lemano

Non si direbbe che sotto la calma superficie del Lemano ci sono forti correnti verso il fondo

(Keystone Archive)

La salute del lago è determinata anche dai movimenti profondi delle acque, che portano ossigeno sul fondo. Ricercatori del Politecnico di Losanna hanno scoperto cosa provoca questi movimenti.

A vederlo dalla riva, sembra quanto di più tranquillo vi possa essere. Ma, come ogni grande specchio d'acqua, il Lago Lemano nasconde movimenti profondi, la cui dipendenza stagionale più modificarne le proprietà. Con l'intento di conoscere meglio le caratteristiche del lago, il gruppo di studiosi del Politecnico Federale di Losanna che fa capo a Ulrich Lemmin, del Laboratorio di Ricerche Idrauliche, ha iniziato a studiare come le acque si muovano in profondità.

E ha scoperto che in estate il lago è abbastanza tranquillo: nei primi 20 metri nei pressi della superficie le acque sono riscaldate dal sole fino a circa 20 gradi centigradi, mentre alle profondità successive compare il termoclino, cioè un rapido passaggio ad acqua più fredda, intorno a 7 gradi.

In inverno lo strato caldo scompare e inizia un moto convettivo: gli strati superficiali, più freddi e densi, scendono in profondità, mentre quelli profondi, più caldi e leggeri, si spingono verso la superficie. Questo moto, che è favorito dalle basse temperature, provoca un salutare rimescolamento delle acque, che consente all'ossigeno di arrivare fin sul fondo.

Purtroppo gli anni scorsi, dal clima abbastanza mite, hanno sfavorito questo fenomeno. Risultato: per la carenza di ossigeno, è stata ridotta la decomposizione degli organismi morti e precipitati sul fondo. Non solo: in queste condizioni il fosforo prodotto dall'inquinamento rischia di accumularsi e di favorire la crescita incontrollata di alghe. Cioè l'eutrofizzazione del lago, che può innescare un'ulteriore riduzione dell'ossigeno, in un circolo vizioso e inarrestabile.

Secondo gli studiosi losannesi esistono però anche altri contributi ai moti lacustri. Le correnti generate dai fiumi che si gettano nel Lemano, per esempio, che possono favorire l'accumulo di acqua fredda nei pressi della riva. I ricercatori del Politecnico ne hanno verificato l'esistenza, misurato la velocità e valutato la temperatura, e hanno scoperto che l'acqua fredda raccolta a bassa profondità genera vere e proprie "valanghe d'acqua" dirette verso il fondo.

Purtroppo però gli studiosi hanno pure verificato che il loro contributo all'arricchimento di ossigeno è limitato. A noi non rimane che ammirare il lago dalla superficie e pensare che, anche se a noi dà certo molto fastidio, il freddo intenso di questi giorni al Lemano fa soltanto un gran bene.

Marco Cagnotti

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