Non trova nulla di positivo in un congedo paternità ordinato dallo Stato: Yasmine Bourgeois. swissinfo.ch

Il congedo paternità non serve a nulla e viene utilizzato dalla sinistra come apripista per ottenere ancora di più. Yasmine Bourgeois, madre di tre figli, è assolutamente contraria. A colloquio con la rappresentante zurighese del Partito liberale radicale (PLR).

Questo contenuto è stato pubblicato il 17 settembre 2020 - 11:00

Una madre contraria al congedo paternità, attiva nel comitato contrario alla proposta: tutto questo fa di Yasmine Bourgeois una figura del tutto particolare in questa campagna di voto. E per questo suscita molte reazioni ostili. "Soprattutto nei social media, i commenti sono a volte molto pesanti". Ma nella cerchia dei suoi conoscenti riceve anche molto sostegno

Le discussioni all'interno del suo partito hanno invece perso un po' d'intensità. Il congedo paternità si è rivelato un pomo della discordia per i partiti borghesi svizzeri. L'esempio migliore è quello dei liberali radicali: la maggior parte delle donne del partito era favorevole al congedo paternità, ma alla fine il PLR ha deciso – con una maggioranza esigua - di votare contro la modifica di legge, su cui gli elettori svizzeri decideranno il 27 settembre.

Anche Yasmine Bourgeois è contraria al congedo paternità. Non per fedeltà al partito, come dice la madre di tre figli che siede nel consiglio comunale di Zurigo per il PLR. Ma per convinzione: "A mio parere, un ulteriore congedo di paternità non porta alcun valore aggiunto". Ogni futuro padre può prendersi una vacanza oggi per dare una mano a casa, dato che i bambini di solito non nascono all'improvviso. "Dovrebbe valerne la pena per la maggior parte dei padri".

"Niente modelli di ruolo polverosi"

Nel frattempo, nei partiti le posizioni sono prese. Non solo nel PLR, ma anche nell'Unione democratica di centro (UDC). Nel partito conservatore di destra sono soprattutto le donne che si discostano dalla linea del partito, anche ai vertici. La consigliera nazionale ginevrina Céline Amaudruz, ad esempio, che siede nel presidio dell'UDC ed è vicepresidente del più grande gruppo parlamentare, si sta battendo per il congedo paternità.

Come spesso accade quando si tratta di temi sociopolitici, la differenza tra la Svizzera latina e quella germanofona torna a emergere. Tuttavia, Yasmine Bourgeois non considera il congedo di paternità un indicatore di uguaglianza. "Ci viene detto che aderiamo ai vecchi modelli. È vero il contrario: il congedo di paternità cementa un'immagine familiare conservatrice. Semmai è il modello di famiglia in cui il padre ricade nella vecchia routine dopo due settimane di congedo di paternità a essere superato. Oggi ogni famiglia può decidere da sola chi lavora quanto e chi si occupa della cura dei bambini".

Il punto di vista economico

Yasmine Bourgeois affronta l'argomento anche dal punto di vista economico. Si impegna a favore delle piccole e medie imprese, che secondo lei sarebbero tra i perdenti se la proposta venisse accettata: "È semplicemente il momento sbagliato. Le assicurazioni sociali versano in pessimo stato e, a causa del coronavirus, molti stanno comunque lottando".

Bourgeois è convinta che il congedo paternità porrebbe seri problemi alle piccole imprese. Le aziende più grandi potrebbero far fronte alle spese aggiuntive, ma già ora dipendenti e datori di lavoro possono trovare insieme una soluzione soddisfacente, dice. "Ogni datore di lavoro ha interesse a garantire che i suoi dipendenti siano soddisfatti."

È quanto le insegna anche l'esperienza di suo marito, che gestisce la sua PMI e deve affrontare tali questioni nella vita di tutti i giorni. Quando a una piccola azienda manca un dipendente, lo si percepisce. "Nel dibattito, i costi diretti del finanziamento sono discussi in modo unilaterale, ma di quelli indiretti non si parla".

Di propria iniziativa

Yasmine Bourgeois insegna da 16 anni con un carico di lavoro del 50% in una scuola elementare della città di Zurigo. È anche membro del consiglio comunale di Zurigo, il suo primo mandato politico dopo aver fatto parte del consiglio scolastico.

Anche suo marito è politicamente attivo: siede nel parlamento cantonale per il PLR. La ripartizione dei compiti a casa funziona molto bene. Dopo la nascita dei bambini suo marito si è impegnato molto anche nei lavori casalinghi. "Di sua spontanea volontà", sottolinea. Come lavoratore autonomo non è stato facile per lui assentarsi dal lavoro. Le cose da fare si accumulano. Bisogna trovare il giusto equilibrio. Ma le cose stanno così: quando si hanno dei figli bisogna rinunciare ad alcune cose.

È convinta che ci siano molti modi per organizzare il rientro nell'attività professionale. Le offerte di cura dell'infanzia e il lavoro a tempo parziale sono già elementi importanti.

Nove mesi di vacanza?

Il fatto che la Svizzera sia uno dei pochi paesi dell'OCSE a non avere un congedo paternità non è un problema per Yasmine Bourgeois. "Abbiamo altri privilegi". Il suo timore: "Una volta concesso il congedo di paternità, continuerà a essere prolungato". In Spagna, per esempio, hanno iniziato con due settimane di congedo di paternità e ne stanno introducendo sedici. Che anche in Svizzera si rischi di andare in questa direzione le sembra chiaro: il PS ha già presentato un'iniziativa popolare nel cantone di Zurigo per 18 settimane di congedo parentale.

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