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Venti di cambiamento Le banche private aprono una nuova era di trasparenza

Pictet, una delle più antiche banche private svizzere, ha spinto la discrezione fino agli estremi: sulla targa d’ottone all’entrata del suo quartier generale di Ginevra figura la semplice scritta ‘P & Co’. Per la prima volta della sua storia, iniziata 209 anni fa, l’istituto ha pubblicato i suoi risultati. Un segnale dei tempi che cambiano per il settore del ‘private banking’ svizzero.

Pictet, una delle più antiche banche private svizzere, ha dichiarato patrimoni in gestione e amministrazione per 404 miliardi di franchi nel primo semestre 2014.

(Keystone)

George Washington era presidente degli Stati Uniti quando Lombard OdierLink esterno è stata fondata nel 1796. La recente offensiva statunitense contro gli evasori fiscali ha forzato questa istituzione, al pari di PictetLink esterno, ad aprire per la prima volta i suoi libri contabili.

Entrambi gli istituti hanno cambiato la loro struttura aziendale per limitare la responsabilità personale dei soci, un marchio di stabilità e di fiducia fino a pochi anni fa vitale. Altrettanto hanno fatto Mirabaud e La Roche.

L’intero settore del private banking svizzero è stato scosso da tutta una serie di cambiamenti, stimolati dalla crisi finanziaria, dai mercati azionari in caduta libera, dai tassi d’interesse a minimi storici e dalla crociata internazionale contro l’evasione fiscale, che ha fatto colare a picco Wegelin e umiliato due colossi come Credit Suisse e UBS.

Risultati primo semestre 2014

Pictet

Patrimoni in gestione e amministrazione: 404 miliardi di franchi

Utile consolidato: 203 milioni

Capital ratio: 21,7%

Lombard Odier

Patrimoni in gestione e amministrazione: 211 miliardi

Utile consolidato: 62,5 milioni

Capital ratio: 23,8%

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Numerosi problemi

Secondo PricewaterhouseCoopers (PwC) Svizzera, dal 2008 circa 600 miliardi di franchi di beni amministrati sono andati in fumo, mentre nello stesso periodo gli averi stranieri in gestione sono diminuiti di 350 miliardi.

Alcune banche hanno chiuso i battenti o sono state rilevate da altri istituti. Secondo le previsioni di PwC, il 25% circa di quelle esistenti potrebbe presto scomparire.

Da un recente rapporto di KPMG e dell’Università di San Gallo è inoltre emerso che l’anno scorso un terzo delle banche private ha registrato una perdita, in gran parte dovuta ai 900 milioni di franchi che hanno dovuto accantonare per coprire eventuali multe legate all'evasione fiscale.

Secondo PwC, nel 2008 le banche svizzere avevano in gestione 800 miliardi di franchi di capitali stranieri non tassati, ovvero due terzi dei beni esteri amministrati. Oggi la cifra è sensibilmente inferiore ed è stimata attorno ai 200 miliardi. Per molte banche, però, i problemi legali sono lungi dall'essere risolti.

Anche se negano che il cambiamento di ragione sociale sia dovuto a questioni legate all’evasione fiscale, Pictet e Lombard Odier ritengono che i tempi siano ormai maturi per cambiare i loro vecchi abiti e adottare nuove strategie più in linea con l’era attuale.

Nuovi inizi

Quale dovrebbe essere questo nuovo modello e quali banche avranno successo e quali falliranno? Per avere una risposta precisa bisognerebbe avere una sfera di cristallo.

Il quadro normativo è ancora in fase di elaborazione, la questione dell’evasione fiscale non è pienamente risolta e nessuno sa quando i mercati azionari, in particolare quelli dell’Europa occidentale, potranno finalmente recuperare.

Una chiave per sopravvivere è di riuscire ad attingere ai nuovi mercati di creazione della ricchezza, ad esempio l’Asia, sottolinea Martin Schilling, responsabile della finanza aziendale e dei servizi finanziari presso PwC Svizzera. «Le banche non possono più accontentarsi di stare a guardare e di attendere che i patrimoni vengano a bussare alle loro porte. Devono imparare ad agire in maniera attiva sui mercati più promettenti».

«Non possono però semplicemente srotolare ovunque l’argomento della tradizione del private banking svizzero. Non è un modello che si adatta a tutti. Le banche devono identificare le loro aree di competenza ed adeguarle a questi mercati», aggiunge.

Sia PwC che il rapporto della KPMG e dell’Università di San Gallo ritengono che le dimensioni dell’istituto siano importanti. I costi per soddisfare i nuovi standard normativi, ad esempio, hanno colpito più duramente le banche più piccole, che fanno fatica a far quadrare i loro conti alla luce delle nuove esigenze.

Schilling è però convinto che il tradizionale modello di società a responsabilità illimitata, tuttora praticato da un certo numero di banche minori in Svizzera, può in alcuni casi continuare ad esistere.

«L’attuale pressione non significa necessariamente la fine dei banchieri privati tradizionali. Dovranno però adattarsi se vorranno sopravvivere», afferma. «Un servizio più personalizzato, con un cliente riconosciuto come tale e non come un semplice numero, è ancora attraente».

«Non è però sufficiente per soddisfare le attese di una nuova generazione di ricche famiglie. Anche se una banca ha gestito il patrimonio di una famiglia per più generazioni, i nuovi membri si aspettano di avere accesso alle soluzioni bancarie più moderne».

Segnali di speranza

PwC è piuttosto ottimista circa le prospettive dei membri superstiti del ramo del private banking svizzero e più in generale dello statuto del paese come leader mondiale del settore. Nel suo rapporto «Private Banking Switzerland: from Yesterday to the Day after Tomorrow», la società di consulenza prevede utili più consistenti una volta che l’ordine finanziario verrà ripristinato in tutto il mondo.

Nel loro rapporto, la KPMG e l’Università di San Gallo hanno calcolato che il 36% delle banche private hanno registrato una perdita nel 2013. Secondo PwC, la proporzione però si riduce al 16% se dal conteggio vengono dedotte le multe pagate negli USA per i casi di evasione fiscale.

Alcune banche hanno addirittura beneficiato dei problemi di altri istituti. Pictet ha riferito che «la sua principale fonte di nuovi affari» sono attualmente i clienti che trasferiscono i loro averi da altre banche svizzere.

Pur avendo causato danni enormi in termine di reputazione all’industria bancaria svizzera, la questione dell’evasione fiscale non ha intaccato l’immagine di alta qualità e di know-how del settore del private banking elvetico, afferma ancora Schilling.

«A Singapore, il settore della gestione patrimoniale è cresciuto a un ritmo molto veloce. Dire però che tra tre anni supererà la Svizzera è eccessivo», osserva ancora Schilling. «Ci vorrà probabilmente tempo prima che le economie dell’Europa occidentale riprendano vigore. Quando però ciò avverrà, le banche svizzere saranno pronte». 


(traduzione di Daniele Mariani), swissinfo.ch

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