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Venti di speranza per gli svizzeri in Tunisia

I tunisini scoprono la libertà

(Keystone)

Gli svizzeri domiciliati in Tunisia, in gran parte con la doppia cittadinanza e tutti ben integrati, hanno accolto con entusiasmo la rivoluzione del gelsomino. Pur gustando il sapore della libertà, temono la crisi economica incombente per il 2011.

Beat Frei ha presieduto per anni l'Unione svizzera della Tunisia, che riunisce, per feste e gite, le circa 600 famiglie con passaporto rossocrociato nel paese nordafricano. "Responsabile delle vendite di una società svizzera, ho lavorato a lungo nel Maghreb. Sono arrivato in Tunisia nel 1985. Inizialmente con l'intento di restarvi due anni. Mi sono sposato l'anno successivo e per finire sono rimasto. Non lo rimpiango", ci dice.

Egli racconta con emozione lo slancio di solidarietà che ha unito tunisini e stranieri durante la rivoluzione del gelsomino. Nei quartieri erano pronti per difendersi tutti insieme, contro i gruppi armati, fedeli all'ex presidente Ben Ali, che tentavano di seminare il terrore.

Una svizzera di origine tunisina, di 67 anni, è peraltro stata vittima di un "cecchino"a Dar Shaban, vicino alla località balneare di Hammamet. Mentre se ne stava sul terrazzo di casa sua, insieme a una dozzina di altre donne, un proiettile l'ha colpita alla testa uccidendola sul colpo.

"Le uniche armi che avevamo noi erano picconi, coltelli, bastoni e una spada, sorride Beat Frei. È importante notare che nessuno straniero è stato aggredito durante la rivoluzione". La vittima di Dar Shaban era una tunisina naturalizzata svizzera. Sposata con un cittadino elvetico, abitava nel cantone di Vaud e si trovava in ferie dalla famiglia in Tunisia.

Nessuna reazione di panico

Pierre Combernous, il nuovo ambasciatore svizzero in Tunisia, arrivato poche settimane prima della fuga di Ben Ali in Arabia Saudita conferma. "In nessun momento ho pensato di raccomandare agli svizzeri di lasciare la Tunisia. E nessun membro di questa comunità di 1'400 persone è stato preso dal panico", si rallegra.

Il diplomatico elvetico è ottimista. "I tunisini stanno scoprendo la libertà. Grazie a Habib Bourguiba, il padre dell'indipendenza, nel paese ci sono molti diplomati. Certo, questa rivoluzione spinge dei dipendenti a rivendicare aumenti salariali. Invito le imprese svizzere a fare la loro parte", dice Pierre Combernous.

Dopo la Francia, ex potenza coloniale, l'Italia e la Germania, la Svizzera è un partner importante della Tunisia. Dopo l'Unione europea, anche l'AELS – di cui fa parte la Svizzera – ha firmato un accordo di libero scambio con la Tunisia, entrato in vigore nel 2005. Un centinaio di aziende svizzere sono insediate nella regione. Oltre ai grandi gruppi – come Nestlé, SGS, Sulzer e Bobst – ci sono molte piccole e medie imprese (PMI) elvetico-tunisine.

Paese aperto all'Europa

"La maggior parte di queste imprese sono industrie manifatturiere, molte delle quali nel settore tessile", afferma Monia Riahi Maaouia, addetta commerciale ed economica, tunisina e ticinese. L'ambasciata svizzera, per puro caso, si trova a Les Berges du Lac (Le Rive del Lago), presso Tunisi, in via del lago d'Annecy.

A pochi passi di distanza, c'è la società svizzera Tadis, specializzata nello sviluppo di software, installata in via… del Lago Lemano. La direttrice Emna Allani è tunisina e vodese. "Questo è il paese più aperto verso l'Europa e il più adatto alle nostre esigenze. La gente parla francese e noi lavoriamo principalmente con la Svizzera romanda. Non c'è differenza di fuso orario e un volo a Ginevra dura meno di due ore", osserva la responsabile della società Tadis, fondata nel 2007.

Permesso di soggiorno per due anni

Nonostante l'immensa speranza dei tunisini in seguito alla rivoluzione del gelsomino, i timori non mancano. Nelle recenti dimostrazioni per chiedere le dimissioni del governo ad interim, violentemente represse dalla polizia, sono state uccise cinque persone. Il primo ministro Mohamed Ghannouchi è stato costretto a dimettersi. È stato immediatamente sostituito da Beji Caid Essebsi, notoriamente integro, ma 84enne.

"Io lavoro nelle arti grafiche. Dal 14 gennaio, quando invio delle ordinazioni in Europa, i fornitori mi chiedono di pagare in anticipo. L'economia tunisina rischia di passare mesi difficili", prevede Beat Frei.

Gisèle Nabli gli ha succeduto alla presidenza dell'Unione svizzera della Tunisia. È suo padre che si era trasferito nel paese nordafricano. Lei è nata lì e non lo ha mai lasciato. "A 69 anni continuo a lavorare in un'agenzia di viaggi specializzata nel turismo sahariano. Certo, un gruppo di svizzeri ha annullato il viaggio in Tunisia. Ma rimaniamo ottimisti per il futuro", dice Gisèle Nabli.

La cittadina svizzera formula un solo rimprovero: pur essendo nata in Tunisia, deve rinnovare ogni due anni il permesso di soggiorno. "I francesi, invece, ottengono un permesso di soggiorno per dieci anni, e gli italiani per quattro anni".

fatti e cifre

Due presidenti. Grande quattro volte la Svizzera, 10 milioni di persone, la Tunisia, indipendente dal 1956, fino alla rivoluzione del gelsomino ha avuto solo due presidenti: Habib Bourguiba, fino al 1987, e Zine el-Abidine Ben Ali, che ha rassegnato le dimissioni ed è fuggito dalla Tunisia in piena rivolta popolare il 14 gennaio 2011. Le prossime elezioni sono previste per la metà di luglio.

Economia. Senza petrolio e gas, contrariamente ai suoi vicini algerini e libici, la Tunisia vive di agricoltura, turismo e pesca. Nelle zone franche attira imprese europee, soprattutto tessili, grazie in particolare ai salari bassi. La rivoluzione potrebbe cambiare la situazione.

Relazioni bilaterali. La Tunisia è il settimo partner commerciale della Svizzera in Africa. Le esportazioni elvetiche verso il paese nordafricano sono composte soprattutto di macchine, apparecchiature elettriche ed elettroniche e prodotti chimici. Le importazioni comprendono essenzialmente prodotti tessili e agricoli.

Investimenti svizzeri. Si aggirano sui 165 milioni di dinari (110 milioni di franchi). Vi sono un centinaio di aziende svizzere ed elvetico-tunisine che complessivamente impiegano circa 14mila persone. Un rapporto dell'OSEC valuta che "Berna potrebbe assumere una posizione più incisiva" in Tunisia.

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(Traduzione dal francese: Sonia Fenazzi), swissinfo.ch

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