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Via libera alla ricerca sulla fusione nucleare

La Svizzera parteciperà al progetto ITER di ricerca sulla fusione nucleare. La Camera bassa del parlamento ha dato il suo nullaosta martedì.

Dopo il sì del Consiglio degli Stati, martedì il Consiglio nazionale ha approvato con 140 voti contro 30 gli scambi di lettere con la Comunità europea dell'energia atomica (Euratom) che regolano la cooperazione in materia.

L'energia prodotta con il processo di fusione mira a sostituire quella da fissione, con cui funzionano i reattori nucleari attuali, ha ricordato Jacques Neirynck, deputato vodese del Partito popolare democratico e professore alla Scuola politecnica federale di Losanna.

Questa tecnologia, che in teoria non necessita di uranio e non produce scorie radioattive, è ancora sempre allo stadio sperimentale.

Il progetto, realizzato sulla base di un accordo multilaterale Euratom, Russia, Cina, Giappone, Corea del Sud, India e Stati Uniti, prevede la realizzazione di un reattore sul sito francese di Cadarache.

I verdi e qualche deputato socialista si sono detti scettici sull'energia da fusione. Rudolf Rechsteiner ha osservato che da 50 anni la ricerca sulla fusione non ha prodotto alcun risultato e "non ne produrrà mai". Per lui e per gli ecologisti occorre voltare pagina e puntare sulle energie rinnovabili.

Neirynck ha replicato che "la ricerca è un'operazione a lungo respiro". Egli ha aggiunto che di fronte alla penuria energetica che si sta profilando, occorre prendere in considerazione tutte le risorse. La cooperazione tra Svizzera ed Euratom nel settore della ricerca sulla fusione risale al 1978. La partecipazione elvetica alle attività di ITER comporta un contributo annuo di circa 300'000 franchi.


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