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Per combattere il buco nell'ozono, politica e scienza hanno dato vita ad una proficua collaborazione

(Keystone Archive)

La salute della fascia d'ozono nell'atmosfera è stazionaria. Nei prossimi decenni potrebbe anche migliorare. Effetto serra permettendo...

Una reazione immediata...

Il 16 marzo del 1985 dei ricercatori inglesi pubblicano sulla rivista "Nature" i risultati dei loro studi: la fascia d'ozono che protegge la terra dalle radiazioni ultraviolette dannose si sta assottigliando. La notizia ha l'effetto di una bomba, sia nella comunità scientifica che nell'opinione pubblica.

Si corre ai ripari. Già nel 1987, 24 paesi ratificano il protocollo di Montreal sull'eliminazione dei gas CFC, responsabili dei danni all'ozono. L'accordo viene in seguito completato e ampliato. Oggi, il protocollo di Montreal è ratificato da più di 150 paesi, tra i quali la Svizzera.

Ciò ha, in sostanza, bandito i gas CFC dalla produzione. L'attesa conseguenza è che la loro presenza nell'atmosfera ha iniziato a calare, a beneficio della fascia d'ozono che ha così iniziato a ricostituirsi. I tempi di questo processo saranno però piuttosto lunghi: per ritornare ai livelli del 1980 si dovrà attendere fino al 2040. Nella migliore delle ipotesi...

...di fronte a pericoli immediati

"Se la comunità internazionale non avesse reagito così velocemente, continuando a produrre gas CFC come negli ultimi 40 anni, già oggi avremmo dei gravi problemi di salute" dice a swissinfo Thomas Peter, professore di chimica atmosferica al Politecnico di Zurigo (ETHZ).

Ad esempio una ricerca americana del 1986 aveva dimostrato che, senza misure coercitive sui CFC, entro il 2075 nei soli USA, 150 milioni di persone supplementari avrebbero sviluppato dei cancri alla pelle, 3 milioni dei quali letali. La posta in gioco era dunque molto alta.

"Il mondo scientifico e quello politico hanno collaborato proficuamente", rileva Thomas Peter. Il problema non è ancora risolto, ma la strada per farlo è stata imboccata. Tuttavia soltanto parzialmente.

Il surriscaldamento climatico

Gli scienziati sono tutt'altro che tranquilli. "Dal punto di vista climatico, il problema principale rimane l'effetto serra ed il conseguente riscaldamento dell'atmosfera" conferma Thomas Peter. "Tutti ne sono riguardati. La Svizzera lo è particolarmente, considerata la delicatezza dell'ecosistema alpino".

Contrastare l'effetto serra è però più difficile che eliminare i gas CFC. Questi ultimi erano sfruttati per poche applicazioni (bombolette spray, refrigeratori,...) e venivano prodotti solo da alcuni grandi gruppi chimici. I gas responsabili del surriscaldamento climatico, primo fra tutti, il biossido di carbonio (CO2) sono invece prodotti da tutti, per esempio utilizzando l'auto. "La lotta contro l'effetto serra non concerne quindi solo la tecnologia come nel caso dei CFC, ma anche il comportamento di ognuno di noi", ricorda il professore zurighese.

Sfida difficile dunque, tanto più che le conseguenze dell'effetto serra, fenomeno a lungo termine, sono molto meno osservabili di quelle della riduzione della fascia d'ozono. E, per cinico che possa sembrare, la sensibilità politica e popolare per un tema crescono soltanto in concomitanza con i problemi che ne conseguono.

Il protocollo di Kyoto, accordo internazionale sulla riduzione delle emissioni ad effetto serra, rappresenta la pietra miliare della lotta. La Svizzera, ad esempio, si è impegnata a ridurre entro il 2010 le emissioni di CO2 dell'8 % rispetto al livello del 1990.

Le difficoltà riscontrate nella procedura di ratifica del protocollo, pensiamo ad esempio al rifiuto dell'amministrazione Bush, dimostrano tuttavia come la disponibilità politica necessaria per vincere la questione non si sia ancora sviluppata. Ciò potrebbe anche rimettere in causa i successi contro i gas CFC.

Interdipendenze

Effetto serra e danni all'ozono sono indipendenti? Non è così certo. Un rapporto pubblicato dai professori Peter Thomas e Johannes Staehelin dell'ETHZ spiega come il presunto (presunto poiché scientificamente ancora da provare: lo si potrà fare solo su tempi lunghi) surriscaldamento del pianeta potrebbe anche ridanneggiare la fascia d'ozono, almeno ad alcune latitudini, come ad esempio quelle artiche.

In poche parole, l'effetto serra, che si traduce in aumento della temperatura nella troposfera (atmosfera tra i 10-15 km di altezza), potrebbe generare un abbassamento della temperatura nella stratosfera (20-50 km di altezza), che comprende la fascia d'ozono che ci protegge. Come conseguenza, le nuvole nella stratosfera tenderebbero ad aumentare, ciò che, in seguito ad un processo chimico, trasformerebbe il cloro nella stratosfera in un elemento dannoso per la fascia d'ozono.

I ricercatori dell'ETHZ specificano che questo è solo uno degli scenari possibili. Ma, sottolineano, in assenza di ulteriori certezze, i risultati ottenuti grazie al protocollo di Montreal sui CFC vanno sostenuti dall'applicazione degli accordi di Kyoto sul clima. Pena, il ritrovarsi ai piedi della scala.

Permane tuttavia il timore che, perché tutti decidano di remare nella stessa direzione, si debba giungere ad una situazione di vera emergenza.

Marzio Pescia


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