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Votazione del 23 settembre 2018 Respinta anche l’iniziativa “per derrate alimentari sane e eque”

Fair food

Agli occhi della maggioranza dei votanti, l'iniziativa avrebbe richiesto un sistema di controllo troppo pesante, che avrebbe fatto aumentare ulteriormente i prezzi delle derrate alimentari. 

(Keystone/ Gaetan Bally)

Il testo proponeva di rafforzare l’offerta di derrate alimentari sicure e di buona qualità, prodotte con condizioni di lavoro eque e nel rispetto dell’ambiente e degli animali. Oltre il 61% dei votanti si è schierato dalla parte degli oppositori, che temevano tra l’altro un sensibile aumento dei prezzi.

L’iniziativa per “Per derrate alimentari sane, prodotte nel rispetto dell’ambiente e in modo equo” (Iniziativa per alimenti equi)Link esterno chiedeva di favorire il commercio di alimenti provenienti da produzione regionale e stagionale, promuovere condizioni di lavoro eque, ridurre lo spreco alimentare, migliorare il benessere degli animali e rafforzare la protezione della natura. 

Anche questa proposta, lanciata dal Partito ecologista svizzero (PES/Verdi) aveva sedotto inizialmente oltre i tre quarti delle persone interrogate nel primo sondaggio della SSR, realizzato in agosto dall’istituto gfs.bern. Nel corso delle ultime settime della campagna politica in vista della votazione, il sostegno all’iniziativa è però progressivamente crollato: per finire oltre il 61% dei votanti ha deposto un “no” nell’urna. 

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Grafico

Da notare anche per questa iniziativa una profonda spaccatura tra le diverse regioni linguistiche svizzere: quattro Cantoni romandi si sono espressi a favore della proposta dei Verdi, che è stata bocciata invece in tutti i Cantoni della Svizzera tedesca, come pure nel Canton Ticino.  

Secondo il politologo Georg Lutz dell'Università di Losanna, questo divario è legato al fatto che nella Svizzera tedesca la popolazione vede meno di buon occhio interventi statali nella politica agricola, come d'altronde in qualsiasi altro settore. I romandi hanno invece una maggiore sensibilità sociale, uno degli aspetti più importanti messi in rilievo da questa iniziativa.

Commenti della stampa:

NZZ Online 

Il risultato è la conseguenza della campagna difensiva e confusa del Partito dei Verdi. Quello che ha offerto nelle ultime settimane è stato davvero grottesco. Durante la campagna gli ecologisti si sono allontanati dal testo dell'iniziativa e già in parlamento avevano suggerito di non attuare il testo in quanto tale. Questo tentativo di vincere rendendo l'iniziativa meno incisiva ha completamente confuso l'elettorato.

Tages Anzeiger 

Il popolo ha respinto le due iniziative perché ritiene che la loro applicazione sarebbe stata problematica. Nel caso dell'iniziativa 'Per alimenti equi', ad esempio, è illusorio pensare che la Svizzera avrebbe potuto imporre le sue condizioni di produzione ad altri Paesi. C'è poi un altro motivo che spiega la bocciatura delle due iniziative. In quanto consumatore, l'elettore può scegliere ogni giorno quale cibo consumare. Una decisione che preferisce prendere da solo tra gli scaffali dei negozi, senza essere vincolato da un'iscrizione nella Costituzione. 

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Politica di apertura “aggressiva” 

La presidente dei Verdi svizzeri Regula Rytz si dice delusa per il no all'iniziativa popolare per alimenti equi. "Si tratta però di una di quelle iniziative che ottengono tanto già prima della votazione ", ha affermato la consigliera nazionale bernese. 

È stato infatti possibile bloccare la "politica molto aggressiva" del ministro dell'economia Johann Schneider-Ammann in materia di accordi di libero scambio, ha affermato Regula Rytz ai microfoni di SRF. Un obiettivo importante è quindi stato raggiunto. 

"L'apertura dei mercati offre nuove opportunità agli agricoltori", ha replicato Schneider-Ammann, che ha tuttavia promesso di non accelerare la conclusione di nuovi accordi di libero scambio dopo il voto odierno.

Rammarico è stato palesato per il doppio no anche dal Partito socialista, il quale però ha posto l'accento sul fatto che nel dibattito sia emersa l'esigenza diffusa tra la popolazione di promuovere il commercio equo.

No ad una tutela statale 

Il no popolare alle iniziative agricole rappresenta un rifiuto dell'agricoltura di Stato, ha invece dichiarato la deputata del Partito liberale radicale (PLR) Isabelle Moret, che faceva parte del comitato interpartitico "2 x no". 

Le due proposte di modifica costituzionale erano eccessive, ha aggiunto Isabelle Moret, secondo la quale avrebbero nuociuto all'agricoltura, ponendola sotto tutela. Tutto questo mentre già oggi la Costituzione assicura nel settore la promozione della sostenibilità e dell'ambiente. 

La nuova legge sulle derrate alimentari, entrata in vigore l'anno scorso, migliora la trasparenza per i consumatori: si tratta di aspettare che faccia effetto, ha sottolineato la deputata vodese. 

Per alimenti sicuri e di buona qualità

L’iniziativa chiedeva al governo di potenziare l’offerta di derrate alimentari di buona qualità e sicure, prodotte nel rispetto dell’ambiente, delle risorse e degli animali, come pure a condizioni di lavoro eque. A tale scopo, la Confederazione avrebbe dovuto emanare direttive sulla produzione e il commercio indigeno, ad esempio per migliorare la dichiarazione degli alimenti, ridurre gli sprechi alimentari e limitare l’impatto ambientale dei trasporti. La politica agricola andava inoltre orientata in modo da promuovere prodotti regionali e stagionali. 

Il testo esigeva inoltre che il governo avrebbe dovuto garantire l’importazione di derrate alimentari conformi alle prescrizioni svizzere. Ad esempio, non sarebbe più stato possibile importare uova e carne provenienti da allevamenti intensivi. Se necessario, i controlli avrebbero dovuto essere effettuati anche nei paesi di origine dei prodotti alimentari. 

Secondo il Consiglio federale e la maggior parte dei partiti, queste misure avrebbero comportato un forte aumento dei prezzi delle derrate alimentari. L’iniziativa sarebbe inoltre stata in contrasto con numerosi impegni e obblighi assunti dalla Svizzera a livello internazionale, in particolare nei confronti dell’Unione europea e dell’Organizzazione mondiale del commercio.

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