Navigation

Skiplink navigation

Politica federale

La responsabilità delle imprese svizzere all'estero in gioco alle urne

Il 29 novembre gli svizzeri voteranno su due oggetti di portata internazionale. L'iniziativa “Per imprese responsabili” esige che le multinazionali svizzere rispondano di violazioni dei diritti umani o degli standard ambientali commesse all'estero. L'iniziativa “Per il divieto di finanziare i produttori di materiale bellico” vuole vietare alla Banca nazionale svizzera e alle casse pensioni di investire nel settore degli armamenti.

Questo contenuto è stato pubblicato il 10 novembre 2020 - 17:30

Responsabilità delle aziende

Contenuto: L’iniziativa “Per imprese responsabili – a tutela dell’essere umano e dell’ambiente” propone di aggiungere un articolo alla Costituzione federale, in base al quale le aziende svizzere sarebbero tenute a rispettare anche all’estero i diritti umani e gli standard ambientali riconosciuti a livello internazionale.

Link utili

Informazioni ufficiali

Testo dell'iniziativa

Testo del controprogetto indiretto

Dossier dell'Ufficio federale di giustizia

Sostenitori

Comitato d'iniziativa per imprese responsabili

Comitato borghese  per imprese responsabili

Oppositori

Comitato contrario all'iniziativa

Comitato delle organizzazioni economiche contro l'iniziativa

End of insertion

Questo obbligo varrebbe per tutte le società con sede statutaria, amministrazione centrale o centro d’attività principale in Svizzera. Le imprese sarebbero inoltre tenute a dare prova di una diligenza ragionevole riguardo all'ambiente e ai diritti umani, come pure ad assicurarsi che le norme vengano rispettate anche dalle società da loro controllate all’estero.

In caso di violazioni dei diritti umani o danni ambientali, persone o organizzazioni del paese interessato potrebbero intentare un'azione civile in Svizzera, dove si trova la sede centrale della società responsabile

Sostenitori: L'iniziativa è sostenuta da diversi sindacati, partiti di sinistra e circa 100 organizzazioni non governative (ONG), tra cui Amnesty International, Greenpeace, Transparency International, Unicef e Terre des Hommes. Anche le chiese si battono per il "sì", così come centinaia di imprenditori svizzeri e un comitato borghese composto di rappresentanti eletti di diversi partiti di destra e di centro. Il co-presidente del comitato di iniziativa è l'ex senatore liberale radicale Dick Marty, che ha acquisito notorietà internazionale grazie alle sue indagini sulle prigioni segrete della CIA o denunciando il traffico di organi in Kosovo.

Secondo i sostenitori, molte multinazionali svizzere approfittano della situazione in paesi privi di una giustizia funzionante e causano danni alla popolazione e all'ambiente senza esporsi a sanzioni. A loro avviso, chiunque utilizzi il lavoro minorile o distrugga l'ambiente deve essere chiamato a risponderne.

Oppositori: Il governo svizzero e la maggioranza del parlamento invitano il popolo a respingere l’iniziativa, a favore del controprogetto indiretto elaborato dal legislatore. Il controprogetto costringerebbe le aziende a rendere regolarmente conto delle loro attività in merito alle questioni ambientali e ai diritti umani. Imporrebbe inoltre obblighi di diligenza riguardo al lavoro minorile e ai minerali estratti nelle zone di conflitto. Non sono invece previste nuove regole sulla responsabilità aziendale. Se il 29 novembre il popolo dirà "no", il controprogetto entrerà in vigore.

Il comitato che si oppone all'iniziativa è composto da diverse organizzazioni mantello aziendali, come economiesuisse, SwissMEM o SwissBanking, nonché da numerosi politici dei partiti di destra e di centro. Secondo loro, le intenzioni sono buone, ma l’iniziativa manca il suo obiettivo ed è dannosa per l'economia svizzera. Gli oppositori temono che le imprese svizzere possano essere oggetto di denunce senza aver commesso nessuna violazione. Si troverebbero quindi in una posizione di svantaggio nella concorrenza internazionale e sarebbero esposte al rischio di ricatti in tribunale.

Situazione attuale: Le multinazionali svolgono un ruolo importante nell'economia svizzera. Nel 2018 l'Ufficio federale di statistica contava complessivamente circa 29'000 multinazionali, che impiegavano circa 1,4 milioni di persone. Alcune di loro sono importanti attori internazionali nel campo delle materie prime, come Glencore, Vitol, Gunvor e Trafigura. Vi sono inoltre il leader mondiale nel settore alimentare Nestlé e i colossi farmaceutici Roche e Novartis.

A livello internazionale, le Nazioni Unite hanno emanato delle linee guida sulle imprese e i diritti umani. Nel 2016 la Svizzera si dotata di un piano d'azione nazionale per l'attuazione di queste direttive, ma non sono previste misure vincolanti per le imprese.

Finanziamento dei produttori di armi

Contenuto: L'iniziativa “Per il divieto di finanziare i produttori di materiale bellico” vuole proibire alla Banca nazionale svizzera, alle fondazioni e alle casse pensioni di concedere prestiti o investire in imprese, il cui fatturato annuo deriva per oltre il 5%  dalla produzione di materiale bellico.

Link utili

Informazioni ufficiali

Testo dell'iniziativa

Legge federale sul materiale bellico

Dossier del governo svizzero

Sostenitori

Comitato d'iniziativa per un divieto di finanziamento dei produttori di armi

Oppositori

Comitato contrario all'iniziativa

End of insertion

La Svizzera dovrebbe inoltre impegnarsi a livello nazionale e internazionale per estendere tale divieto anche alle banche e alle assicurazioni.

Sostenitori: L'iniziativa è stata lanciata dal Gruppo per una Svizzera senza esercito e dai Giovani Verdi. È sostenuta da partiti di sinistra e da organizzazioni non governative attive nella promozione della pace.

I sostenitori vogliono ridimensionare l'industria globale degli armamenti e favorire un mondo più pacifico. Secondo loro, i miliardi di franchi che gli istituti svizzeri versano ogni anno ai produttori di materiale bellico consentono a questi ultimi di vendere armi in zone di conflitto. Questo commercio è incompatibile con la neutralità della Svizzera e con i suoi sforzi per la pace.

Oppositori: Un comitato formato da rappresentanti eletti di tutti i partiti di destra e di centro-destra, nonché di associazioni professionali, è stato costituito per lottare contro questa iniziativa.

L’Unione svizzera degli imprenditori, economiesuisse e l'Associazione svizzera degli istituti di previdenza ritengono che questo progetto sarebbe estremamente dannoso per le imprese e i posti di lavoro. Molte piccole e medie imprese svizzere che producono componenti per l'industria degli armamenti ne sarebbero colpite e avrebbero difficoltà a trovare finanziamenti. Inoltre, secondo gli oppositori, questa iniziativa metterebbe in discussione il principio di indipendenza della Banca nazionale svizzera e ridurrebbe i rendimenti degli investimenti della previdenza per la vecchiaia.

Situazione attuale: La Svizzera dispone già di una legge sul materiale bellico che vieta il finanziamento diretto di materiale di guerra considerato proibito, in particolare armi nucleari, biologiche e chimiche, mine antiuomo e munizioni a grappolo. Anche il finanziamento indiretto di questi prodotti è vietato, ma solo se l'obiettivo è quello di aggirare il divieto di finanziamento diretto.

Tuttavia, secondo il rapporto "Don't bank on the bomb" dell'organizzazione olandese PAX, la Banca nazionale svizzera, il Credit Suisse, UBS e Fisch Asset Managment hanno investito quasi 9 miliardi di dollari in produttori di materiale bellico proibito nel 2019, come Aecom, Airbus, Boeing, Honeywell o Lockheed Martin.


Condividi questo articolo