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Votazioni federali del 3 marzo Le zone edificabili diventano un campo di battaglia



Nuovi insediamenti a Kleinandelfingen, nel canton Zurigo: la distruzione delle zone verdi si accresce rapidamente soprattutto nella regione dell'Altopiano

Nuovi insediamenti a Kleinandelfingen, nel canton Zurigo: la distruzione delle zone verdi si accresce rapidamente soprattutto nella regione dell'Altopiano

(Keystone)

La cementificazione del territorio cresce di anno in anno in Svizzera. Con una nuova legge, governo e parlamento vogliono ora arginare questa tendenza. Le nuove norme legali, combattute da un referendum, saranno sottoposte il 3 marzo al verdetto del popolo.

A far traboccare il vaso è stata alcuni anni fa un’azienda americana. Nel 2005, il gigante della biotecnologia Amgen voleva costruire un proprio stabilimento industriale nella regione dei Tre laghi, uno dei principali centri di produzione agricola della Svizzera.

Il progetto nel cantone Friburgo è stato poi abbandonato in seguito alle opposizioni. La vicenda figura però tra le ragioni che hanno spinto l’associazione ambientalista Pro Natura a lanciare l’iniziativa popolare “Spazio per l’uomo e la natura (Iniziativa per il paesaggio)”, volta a limitare la distruzione del territorio.

Secondo l’associazione ambientalista, la vecchia Legge federale sulla pianificazione del territorio (LPT) del 1980 si è ormai rivelata insufficiente per limitare la cementificazione del paese. I cantoni non hanno infatti applicato coerentemente le misure previste per regolare la pianificazione territoriale.

Il testo depositato da Pro Natura chiede di vietare per i prossimi 20 anni un aumento della superficie totale delle zone edificabili. Sostenuta da altre organizzazioni ambientaliste e da diversi partiti, l’iniziativa popolare è stata consegnata nel 2008 alla Cancelleria federale, munita di 109'422 firme valide.

Referendum

Il referendum (facoltativo) permette ai cittadini di chiedere che sia il popolo a pronunciarsi su una legge accettata dal Parlamento. Se i ...

Referendum riuscito

Confrontato all’iniziativa, il governo ha deciso di opporle un controprogetto indiretto, sotto forma di una revisione parziale della LPT. L’anno scorso, le proposte del governo sono state approvate a larga maggioranza dal parlamento.

L’Unione svizzera delle arti e mestieri (USAM) ha però lanciato un referendum contro la nuova LPT, raccogliendo 69'277 firme valide (50'000 necessarie). Il destino della legge si trova quindi ora nelle mani del popolo e sarà deciso il prossimo 3 marzo.

Per quanto concerne l’iniziativa, i suoi promotori hanno accettato di ritirarla, a condizione che le nuove norme legali sulla pianificazione del territorio entrino effettivamente in vigore. Nel caso in cui le proposte di revisione della LPT fossero respinte dal popolo, l’iniziativa per il paesaggio sarà sottoposta a votazione federale.

Imposte sul valore aggiunto

La nuova legge imporrebbe ai Cantoni di definire le zone edificabili previste per soddisfare il fabbisogno prevedibile di terreno per i prossimi 15 anni. Cantoni e Comuni saranno inoltre chiamati a ridurre l’estensione delle zone edificabili sovradimensionate, indennizzando eventualmente i proprietari fondiari, i cui terreni saranno esclusi, perdendo di valore.

I terreni che saranno incorporati nelle zone edificabili acquisiscono invece notevolmente valore. I proprietari dovranno in futuro versare un’imposta pari ad almeno il 20% del valore aggiunto, qualora dovessero vendere o edificare i loro terreni.  Le autorità possono inoltre obbligare i proprietari ad edificare i loro terreni entro un termine ragionevole, allo scopo in particolare di impedire speculazioni fondiarie.

Limiti futuri

"La pianificazione del territorio in Svizzera non è assolutamente sostenibile”, dichiara Beat Jans, deputato del Partito socialista e sostenitore della nuova LPT. “Il paesaggio svizzero viene distrutto. Costruiamo troppo, nei posti sbagliati e nel modo sbagliato. Qualcosa deve cambiare urgentemente”.

La revisione della legge, secondo Jans, fornirà finalmente gli strumenti necessari “per costringere i Cantoni a rispettare le disposizioni legali”. Concretamente, saranno limitate le zone edificabili e si giungerà ad una maggiore concentrazione delle costruzioni.

Un punto questo accolto positivamente anche dagli avversari della nuova legge, come Jean-François Rime, deputato dell’Unione democratica di centro (UDC) e presidente dell’USAM. L’associazione si è espressa in favore di una rivitalizzazione dei villaggi e delle città.

“Anche con una maggiore densità abitativa vi saranno però dei limiti”, afferma Rime, rilevando come nei prossimi 20 anni la popolazione svizzera dovrebbe passare dagli attuali 8 milioni a 9,5 milioni di abitanti. "Anche con edifici più alti o ristrutturazioni di vecchi edifici non saremo in grado di dare un tetto a 1,5 milioni di persone in più".

Pro e contro

La revisione della Legge sulla pianificazione del territorio è sostenuta dai seguenti partiti e organizzazioni:

Partito socialista (PS), Partito ecologista svizzero (PES), Verdi liberali (VL), Pro Natura, Associazione svizzera per la pianificazione del territorio (ASPAN).

Le nuove norme legali sono invece combattute da:

Unione democratica di centro (UDC), Unione svizzera delle arti e mestieri (USAM), Associazione dei proprietari fondiari (APF-HEV), Unione professionale svizzera dell’automobile (UPSA).

In parlamento, la Camera del popolo ha approvato la LPT con 108 voti favorevoli, 77 contrari e 10 astensioni. Alla Camera dei cantoni sono stati conteggiati 30 voti favorevoli, 10 contrari e un'astensione.

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Misure coercitive

L’USAM si batte innanzitutto per tre ragioni contro la revisione della LPT. "In primo luogo, i Cantoni dovranno riconvertire terreni edificabili in terreni agricoli o in zone verdi. Ciò concerne ben 18'000 ettari, una superfice enorme. Secondariamente, la nuova legge prevede un obbligo di edificare per coloro che dispongono di riserve fondiarie. E, terzo punto, le nuove norme legali prevedono l’introduzione di una nuova tassa, l’imposta sul valore aggiunto”.

L’imposta sul valore aggiunto figura già nella legge, replica Jans. “È normale che chi diventa di colpo milionario, solo perché il suo terreno è stato incorporato ad una zona edificabile, venga costretto a versare una parte di questo guadagno per sostenere la pianificazione del territorio e per la salvaguardia del paesaggio”.

"Il gettito fiscale non basterà però nemmeno per finanziare la riconversione dei terreni edificabili in zone agricole o altro”, insiste Rime, secondo il quale la nuova legge è inaccettabile soprattutto per via delle riconversioni e dell’obbligo di edificare. Queste “misure coercitive” della proprietà fondiaria porterebbero ad una carenza ulteriore di terreni edificabili.

“La superficie delle zone edificabili in Svizzera supera di tre volte i bisogni reali di costruzione prevedibili fino al 2030", afferma Jans. Ciò significa che spesso “non si costruisce nei luoghi più adatti”. Con la revisione della LPT, i Cantoni potranno esigere una realizzazione più rapida degli insediamenti residenziali previsti. In caso contrario, una zona edificabile può essere convertita in terreno agricolo o zona verde.

Forte sostegno in Vallese

La revisione della LPT viene particolarmente combattuta nel canton Vallese, dove i promotori del referendum hanno raccolto ben 32'000 delle 69'000 firme depositate alla Cancelleria federale.

L’anno scorso, i vallesani si erano già battuti in prima fila contro l’iniziativa volta a limitare la costruzione di seconde abitazioni, lanciata dall’ecologista Franz Weber e approvata l’11 marzo scorso dal popolo svizzero.

Secondo l'Ufficio federale dello sviluppo territoriale (ARE), il canton Vallese dispone della più grande superficie pro capite di zone edificate e di riserve di terreno previste quali zone edificabili.

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Attacco al federalismo?

Gli avversari temono che la nuova legge porterà a rafforzare le competenze della Confederazione in materia di pianificazione territoriale, a scapito dei Cantoni. "Se c'è una materia in cui il federalismo funziona al cento per cento, è proprio la pianificazione del territorio", sostiene Rime. "Cantoni e comuni conoscono i bisogni locali e devono poter decidere da soli ciò che vogliono e ciò che non vogliono”.

Con la nuova legge non si può assolutamente parlare di un trasferimento delle competenze, ribatte Jans. "Se però fosse respinta la LPT, allora si voterà sull’Iniziativa per il paesaggio. E quest’ultima prevede effettivamente un trasferimento delle competenze”.


Traduzione di Armando Mombelli, swissinfo.ch


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