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Il consigliere nazionale Jean-Luc Addor (UDC/VS).

KEYSTONE/OLIVIER MAIRE

(sda-ats)

Il consigliere nazionale Jean-Luc Addor (UDC/VS) è stato processato oggi dal Tribunale di Sion (VS) per discriminazione razziale. In causa i commenti da lui pubblicati in rete dopo l'uccisione di uno svizzero di origine kosovara in una moschea di San Gallo.

La sentenza sarà resa nei prossimi giorni o settimane. "On en redemande" ("ne vogliamo ancora!"), aveva scritto Addor il 22 agosto 2014 su Twitter e Facebook, quand'era ancora deputato nel Gran Consiglio vallesano. Il politico era stato denunciato dal Consiglio centrale islamico della Svizzera (CCIS).

Per il viceprocuratore generale del Vallese, Jean-Pierre Gretter, simili commenti rientrano nella definizione della discriminazione razziale: essi si riferiscono chiaramente alla comunità musulmana a causa della religione della vittima, non sono stati proferiti nella cerchia privata e si sono propagati "come un incendio nella savana", suscitando numerosi commenti.

La pubblica accusa ha chiesto una pena pecuniaria di 75 aliquote giornaliere, con la sospensione condizionale per due anni. Il viceprocuratore lascia al tribunale il compito di calcolare l'ammontare dell'aliquota, in funzione della situazione finanziaria attuale del consigliere nazionale.

Secondo l'avvocato di quest'ultimo, Addor ha voluto fare per ironia una "antifrasi", una figura retorica che consiste nell'esprimersi con termini di significato opposto a ciò che si pensa. Interrogato al riguardo, il parlamentare ha precisato di aver voluto dire "Ora basta! Ne abbiamo abbastanza di questi stranieri o svizzeri appena naturalizzati che vengono da noi per regolare i loro conti".

SDA-ATS

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